
… ci riferiamo alle famiglie con bambini in sovrappeso, sorde ai nostri richiami, ma noi continueremo a parlare di “Prevenzione nutrizionale delle patologie metaboliche dell’adulto, che possono comparire fin dall’età pediatrica” per gli errori commessi che andremo a illustrare. La causa di quanto é scritto nel titolo di oggi c’è l’Obesità, subdola e pericolosa, che rappresenta già prima della pubertà, ma anche dopo nell’adolescenza, un problema sempre più grave per numero di soggetti interessati in quanto in sovrappeso e/o obesi (già 18 anni fa, quando me ne occupai personalmente a livello regionale, erano più del 30% i giovanissimi coinvolti, rilevati anche per la gravità dei quadri clinici in soggetti in sovrappeso associato a complicanze come insulino-resistenza e ridotta tolleranza glucidica, steatosi epatica, ipertensione, dislipidemie, apnee notturne e problemi psicologici (di tipo ansioso-depressivo anche per gli sfottò rivolti dagli scolari all’amichetto… cicciottello). Stiamo parlando di complicanze metaboliche presenti già in età pediatrica, che le famiglie prendevano (e prendono) sotto gamba. Ricordo che negli anni in cui sono stato Direttore del Dipartimento materno-infantile dell’AS/FR e consulente di vari Assessori regionali alla famiglia riuscimmo a organizzare nella provincia di Frosinone, con l’amico e collega, il Prof. Giuseppe Morino dell’OPBG un Progetto triennale, anno 2006/08, circa 18 anni fa, che si sviluppava attraverso incontri tematici in tutto il territorio laziale per raggiungere e avvisare dei rischi i genitori mediante incontri coordinati per illustrare i pericoli per la salute sopra elencati al territorio e sul territorio, vicino alle loro sedi di residenza. I risultati furono soddisfacenti, fu un esperimento che ebbe un grande successo. Si sa che i vari tentativi di far vivere i propri figli in maniera sana con una discreta attività motoria e soprattutto con idee ben chiare sull’alimentazione più consona per età e struttura fisica non è facile e spesso molte iniziative adottate per ottenere dei progressi in questi settori sono fallite. Inoltre vi è da dire che occorre poter contare, in presenza di complicanze, sul coinvolgimento di equipe pediatriche poli-disciplinari. Dunque anche allora vi era l’esigenza, che ancora sussiste, di intervenire tramite gli unici interventi che nel tempo sembrano dare un miglioramento del sovrappeso e delle complicanze, valutabili in base al cambiamento stabile delle abitudini alimentari e dello stile di vita; quindi occorre, con perseveranza, proseguire nelle varie AASSLL con interventi in cui si illustra la prevenzione a vari livelli e in varie sedi, soprattutto nelle scuole con l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori socio-sanitari, ma soprattutto le famiglie e gli insegnanti in progetti condivisi per ottenere il cambiamento sia dell’alimentazione quando essa risulti errata sia dello stile di vita che non deve essere limitata soltanto a lunghe ore dedicate al PC o al telefono cellulare, ma prima ancora che si manifesti il problema, per cui si deve arrivare ad accompagnare concretamente il soggetto a rischio spiegandogli il suo percorso terapeutico o riabilitativo. Già in quegli anni l’OPBG aveva un bel Dipartimento di Epatogastroenterologia e Nutrizione con una UO di Dietologia clinica diretto dalla Collega Ambruzzi con cui si poterono fare molte verifiche e controlli, su richiesta dei genitori o in follow up programmato periodicamente nei casi a rischio. A questo proposito vorrei solo ricordare i fattori che allora individuò il Collega MORINO come responsabili dello sviluppo delle patologie sopra riportate: 1) riduzione della durata dell’allattamento materno con precoce divezzamento; 2) eccessiva assunzione di proteine nei primi anni di vita; 3) scelte alimentari incongrue con modelli alimentari squilibrati nella distribuzione e consumo di alimenti, compresi gli apporti di nutrienti; 4) crescita troppo veloce con incremento del sovrappeso; 5) stile di vita sedentario, con un numero troppo alto di ore passate davanti alla TV o al PC; 6) familiarità per sovrappeso e/o patologie cronico-degenerative precoci; 7) accumulo di grasso prevalente a livello addominale con incremento della circonferenza vita (ricordate il BMI o Indice di massa corporea?); 8) disturbi psicologici. Naturalmente medici e operatori sociosanitari, in una prima fase, devono essere preliminarmente preparati a trattare i vari temi in un processo a cascata che porti poi tutti a condividere le conoscenze basilari di “educazione sanitaria” da cui possano derivare comportamenti che siano di stimolo a ottenere gli auspicati cambiamenti di stili di vita e con abitudini alimentari corrette. In una seconda fase devono essere effettuati interventi di monitoraggio per evidenziare i soggetti più a rischio e in una terza fase si deve verificare con i responsabili del progetto, l’impatto di eventuali argomenti proposti per offrire ai soggetti con problemi clinici maggiori i diversi percorsi diagnostico-terapeutici presso i Centri specializzati di secondo livello, come quello dell’OPBG o delle Pediatrie dei Policlinici universitari.
I corsi devono chiudersi con relazioni finali in sedi congressuali ospedaliere o consultoriali ogni fine anno scolastico, per verificare i risultati dei progetti attuati e per presentare relazioni, eventualmente pubblicate sotto forma di dispense, per calendarizzare gli interventi successivi in modo da definire il programma di lavoro nei mesi estivi a carico delle famiglie in preparazione al corso dell’anno successivo. Allora ottenemmo una risposta da parte delle famiglie assolutamente soddisfacente ed era un progetto sperimentale. Ora i tempi sono ancora più maturi…anche perché seguire già in età pediatrica uno stile di vita corretto e alimentarsi senza più commettere gli errori commessi in passato faranno risparmiare alle famiglie un mucchio di soldi.
