Avremo nuove depressioni in futuro? Ne è sicuro  W. Di Munzio che completa il suo ragionamento 

seconda parte… da Deprestop

Terzo scenario: Esiti dall’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale (AI))

Anche il tumultuoso incremento dell’uso dell’Intelligenza artificiale nella produzione industriale, ma con ripercussioni anche nella vita ordinaria, ha prodotto e produrrà una serie di disturbi depressivi soprattutto tra chi non sarà capace di adeguarsi. Potrebbe peggiorare il nostro stile di vita ed aprire scenari nuovi e imprevedibili, anche perché causati dalla massiccia perdita di posti di lavoro. Ciò comporta il dover ridefinire sia le modalità della produzione in generale, sia il ruolo dei singoli lavoratori nell’ambito della filiera delle attuali produzioni. Scrive Di Munzio che il fenomeno illustrato nel terzo scenario era stato già a suo tempo denunciato da Geoffrey Hinton, uno dei fondatori e tra i più prestigiosi ricercatori di Google. Egli, clamorosamente, aveva denunciato i rischi della AI per l’intera umanità e aveva affermato che in futuro la IA avrebbe prodotto profondi cambiamenti nella organizzazione della nostra vita. È chiaro che il sintomo prevalente sarà quello depressivo, causato dalla perdita del lavoro e del proprio ruolo sociale. A questa condizione depressiva potrà seguire una forma di chiusura in se stessi, tali da generare persino una riduzione delle proprie difese personali. In esse sono incluse quelle immunitarie con il conseguente sviluppo di patologie silenti, ma progressive e dal decorso molto grave. Ciò significherà perdere la dimensione dei propri obiettivi esistenziali, il ruolo sociale e l’autostima. Un uomo privato del proprio lavoro può smarrire il senso della vita. E’ quanto accade in coloro che, essendo molto impegnati nel lavoro per una lunga fase della loro esistenza, andando in pensione, realizzano e soffrono della perdita di un ruolo attivo. Si rischia a questo punto, senza nuovi obiettivi da perseguire, di perdere oltre il rispetto sociale anche la stima in se stessi. Ciò produce anche un profondo e non facilmente comprensibile stato depressivo. 

Conclusioni. Allora si porrà un nuovo problema, solo apparentemente paradossale. Quello di come riorganizzare una società che non ha più bisogno di lavoro umano. Si dovrà allora pensare a nuove forme di lavoro e alla vita dei singoli cittadini nell’ambito di questa nuova società. Saremo forse obbligati a ricorrere a nuove forme di sussidi o, se volete, di assistenza di massa. Misure che potrebbero rivelarsi indispensabili al verificarsi della condizione di una società capace di produrre con meno addetti una ricchezza superiore a quella attuale. L’attenzione si sposta allora sul non generare un esercito di disoccupati, che potrebbero diventare socialmente pericolosi e potenzialmente aggressivi, anche contro se stessi. Un obiettivo potrebbe diventare quello di istituire, attingendo dalla ricchezza comunque prodotta, un salario minimo esigibile da tutti. Ma anche incrementare le retribuzioni per quei pochi lavori non delegabili alle macchine, come la banale gestione di un Call center o di un Centro di assistenza all’utenza. Rimarranno in piedi, conservando funzioni e ruoli, solo gli addetti alle professioni sanitarie, che, come già spiegato in articoli precedenti sulla IA, adempiono ad attività non surrogabili dalla IA; proprio perché esse necessitano di presenza umana, anche se supportata dalle stesse macchine. Si pensi agli interventi chirurgici a basso impatto, come quelli in endoscopia o laparoscopia. Comunque soprattutto le macchine consentiranno un’accelerazione senza precedenti della ricerca scientifica e delle attività di addestramento e formazione del personale. Cambieranno allora gli obiettivi di vita e le priorità, e ci sarà bisogno di nuove competenze professionali per i futuri manager. Esse saranno tali da consentire loro di operare con efficacia nell’ambito della nuova organizzazione del lavoro (Catarozzo, 2022). Tutto ciò potrà forse coesistere con l’umanità, se questa non dovesse diventare un pericolo per la sopravvivenza del pianeta … e delle stesse macchine. I dubbi…restano

Bibliografia

  1. Catarozzo M.A. 2022. Big Quit, Great Resignation, Quiet Quitting, serie di podcast dedicata al “Capitale Umano”, a cura di IPSOA, Milano: Episodi 1-2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15 e16. Cultura manageriale in azienda, le soft skills conquistano le PMI 
  2. Di Munzio W. 2023.1. Nuove malattie nel mondo che verrà, “Le ore di Cronache”, Salerno.
  3. Di Munzio W. 2023.2. Nuove malattie mentali, “Voce delle voci. Controstorie d’Italia”, Napoli.
  4. Tiraboschi M. 2022. Nuovi modelli della organizzazione del lavoro e nuovi rischi, Ed. Feltrinelli, Milano.

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