Si, avremo nuove depressioni in futuro. W. Di Munzio su Deprestop… spiega il perché

prima parte

Su Depressione stop Walter Di Munzio, che già abbiamo apprezzato per i suoi scritti, questa volta riflette su un nuovo preoccupante scenario costituito dagli esiti post pandemici, dai danni psicologici causati da due sanguinose guerre, combattute in Ucraina e in Medio Oriente e dai possibili danni psicologici prodotti dalla Intelligenza Artificiale che  possono costituire uno scenario patologico per lumanità che potrebbe cadere in nuove forme di depressione.

Quali e quante malattie mentali e, soprattutto, quali e quante forme di depressione dovremo affrontare in futuro dopo aver vissuto due guerre, con innumerevoli distruzioni e morti anche innocenti, una lunga pandemia e sue conseguenze (Long Covid) e l’inarrestabile sviluppo della IA? Proviamo ad elencare gli esiti scientificamente documentati nei primi due scenari, mentre per il terzo scenario descriviamo le suggestioni fantascientifiche che cominciano  ad apparire sulla stampa. Di Minzio disegna, qui di seguito, il possibile scenario patogeno di depressione (bibl.: Di Munzio, 2023.1, 2023.2).

Primo scenario: esiti psicopatologici generati dalla paura per guerre con massacri e devastazioni

…soprattutto se queste guerre si combattono, come sta accadendo, vicine al nostro Paese e tra popolazioni a noi molto simili per razza, colore della pelle e cultura. Le guerre che invece si combattono lontano, in altri continenti, ci inquietano meno.  Esse fanno erroneamente pensare a tutti noi di non essere esposti agli stessi rischi o di appartenere ad un popolo incapace di commettere simili atrocità. Se aggiungiamo che la nostra memoria collettiva è molto labile e di breve durata e che ci ha già permesso di auto-assolverci dagli orrori del nazi-fascismo del secolo scorso. Sarà per questo motivo che rimuoviamo le stragi perpetrate in Ruanda o il genocidio di intere popolazioni, perpetrato in Africa ai danni delle popolazioni Tutsi e Hutu. Eppure, si è trattato di stragi perpetrate senza alcuna pietà e causate da contrapposizioni economiche e sociali di diversa etnia. Tipica appunto quella citata tra i Tutsi, dediti all’allevamento, e gli Hutu dediti all’agricoltura. Ma il mondo si è tenuto sempre distante e li ha lasciati massacrare senza muovere un dito, considerando sostanzialmente quei popoli “come selvaggi“. Si è lasciato perciò che risolvessero con le armi i loro conflitti interni… probabilmente anche perché i loro Paesi non sono né produttori di gas o di petrolio, né fornitori di preziose materie prime, necessarie alla produzione industriale. Quest’ultima considerazione ha causato inconsci sensi di colpa, al di fuori del controllo della coscienza e la comparsa di nuovi, numerosi sintomi depressivi, connessi alla difficoltà di identificare le cause del disagio vissuto.

Secondo scenario: esiti post pandemici

Dopo la pandemia, evento ancora non completamente lasciato alle nostre spalle, abbiamo registrato moltissimi casi con attacchi d’ansia e numerosi disturbi depressivi, spesso subdoli. Tali problemi sono emersi probabilmente a causa dei lunghi periodi di isolamento o confinamento e dalla conseguente riduzione dei rapporti inter-umani. Tutto ciò ha causato episodi esplosivi di violenza, omicidi e suicidi oltre che strutturare sentimenti di diffidenza di contatto con altre persone, visto spesso come fonte di possibile contagio. Questa chiusura ha portato ad una persistente riduzione dei rapporti sociali. E nei più giovani ha indotto un innaturale isolamento, impedendo loro di partecipare, come prima, ai consueti eventi comunitari, musicali, o di semplice aggregazione e persino culturali. Queste limitazioni hanno causato un aumento/incremento dell’aggressività e persino una spinta ad aggregarsi in bande giovanili, molto più rassicuranti per i singoli, ma spesso anche violente. Molti Studi di comunità sono stati avviati durante e dopo la pandemia, che hanno prodotto dati che hanno dimostrato un aumento del disturbo post-traumatico da stress, dei disturbi dell’adattamento e, più genericamente, delle patologie di ambito psicologico e psichiatrico. Ma il dato che sembra a Di Munzio più preoccupante è che si è verificato un significativo incremento delle depressioni e degli esordi. Parliamo di Psicopatologie gravi, generalmente preesistenti e sotto soglia, ma confinate precedentemente a semplici Disturbi del comportamento.  Essi  di sovente erano letti, superficialmente, solo come cattivo carattere, pertanto accettati e tollerati dalle comunità familiari e di riferimento. Tutti questi disturbi hanno comportato lo strutturarsi di stati depressivi e un forte senso di inadeguatezza che a sua volta ha comportato una ricaduta sul livello individuale di autostima (Tiraboschi 2022)… segue la seconda parte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *