Salute mentale e violenza: binomio ovvio o mito da sfatare?

 seconda parte

La Collega W. Di Napoli continua, in questa seconda parte, a esaminare tali complesse tematiche chiarendo i fattori di rischio e le caratteristiche proprie assunte dalla nostra attuale società.  Per quanto riguarda i fattori di rischio, sono stati evidenziati altri aspetti cruciali nel valutare il rischio dei gesti violenti, al di fuori della patologia mentale. Uno di questi è giudicato il genere maschile, che ha sicuramente un tasso di violenza superiore a quello femminile. Altri fattori rilevanti sono poi rappresentati dall’appartenenza di un individuo a categorie sociali svantaggiate (immigrati, disoccupati o senza fissa dimora) e dall’uso di sostanze psicotrope proibite (Greco e Maniglio, 2007). Questi fattori, che non sono specifici di una determinata patologia, ma che complicano spesso la vita di persone con disagio psichico, possono sicuramente aumentare il rischio di atti violenti. D’altronde chi soffre di un disturbo mentale spesso non riesce a lavorare, non ha una famiglia in aiuto ed usa le sostanze come auto-medicazione, cioè senza prescrizione medica. Sempre più spesso chi ha vissuto il dramma e la fatica di una migrazione mostra poi segni di sofferenza psichica, secondo Barbato, 2009. Inoltre la nostra società è sempre più complessa; certo é che sta cambiando, ma con essa cresce la complessità dei problemi da affrontare, per cui devono essere considerati tutti i fattori, più o meno nuovi, che ne influenzano le dinamiche. Tra questi citiamo gli esiti della recente pandemia da covid, le precarietà economiche e geopolitiche collegate con guerre dissennate, la conseguente pressione degli incessanti flussi migratori ed il progressivo invecchiamento della popolazione. Non dimentichiamo inoltreil fatto che possiamo contare su reti sociali e familiari molto fragili e insufficienti per contrastare la diffusione delle sostanze stupefacenti e il consumo di alcol tra i minori, abusati e/o portati all’autolesionismo, che è una forma di comunicazione estrema del disagio adottata da adolescenti psicologicamente fragili. La salute mentale ovviamente ne é negativamente influenzata e la violenza, che ne è divenuta un tratto ricorrente, non è, che solo in parte, correlata alla salute psichica (Biondi e Picardi, 2018). Dunque sono spesso più rilevanti i fattori di ordine ambientale, culturale, politico e sociale. Le modalità di manifestazione del disagio stanno mutando ed ecco che compaiono  quadri clinici diversi rispetto al passato. Ciò implica nuove sfide per i medici che devono dare risposte efficaci di cura, ma anche di prevenzione e riabilitazione del disagio. Problemi complessi richiedono però soluzioni complesse, per cui è necessaria una più stretta collaborazione tra Enti e Istituzioni competenti, come Associazioni, Scuola, Forze dell’ordine, Agenzie pubbliche, ciascuna per le proprie competenze, ognuna fornitrice di conoscenze e risorse per collaborare dando risposte univoche. Solo così si evita che la violenza ritorni ad essere solo un’etichetta dispregiativa di chi soffre un disagio psichico, una motivazione in più per ghettizzare i malati. La violenza, intesa come problema multiforme della società, non può infatti essere risolta con risposte parziali, delegate solo alla Sanità e… in particolare alla Psichiatria. Pensiamo ad esempio alla violenza di genere fino al femminicidio, al fenomeno delle baby gang, al cyber bullismo; si tratta di sfide che richiedono un massiccio intervento poli-disciplinare. In conclusione, affrontare la vita per chi è gravato da un disagio psichico è difficile e comporta sofferenza e paura. Avere un disturbo mentale aumenta addirittura la possibilità di essere, a propria volta, vittima di maltrattamenti, abusi, violenze (Lovell et al, 2008). Tuttavia oggi possediamo una esperienza e un bagaglio, decisamente più ricco rispetto al passato, di conoscenze e risorse in grado di aiutare chi soffre; inoltre le crisi possono divenire anche opportunità di crescita personale e di valorizzazione delle proprie risorse, in grado di essere anche di aiuto agli altri, in spazi di supporto fra pari. Certo è che solo una minima parte di chi soffre di un disagio psichico manifesta comportamenti violenti; ciò non deve tuttavia alimentare stereotipi a danno di tutte quelle persone che quotidianamente investono energie per gestire e superare la propria patologia (Lasalvia, 2022).

N.d.R. Ringraziamo l’Autrice dell’articolo, Wilma di Napoli, Medico Psichiatra, Direttore Artistico di “Depressione Stop”, rivista curata da Eda Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione” il cui Direttore Editoriale è il Prof. M.G.M, Tavormina che anabonews ossequia e ringrazia per la preziosissima collaborazione, attuata  in  mera amicizia,  in un campo di vitale importanza, anche per noi pediatri, come quello della salute mentale. GRAZIE COLLEGHI!

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