
Notiziario… seconda parte
Gli altri interventi, registrati il 19 marzo scorso, meritano la nostra riflessione….
Per il Ministro della Salute, il Collega Prof. Orazio Schillaci, il ricordo delle persone che hanno perso la vita a causa del Covid è “un ricordo che non si esaurisce in questa Giornata ma – dice – lo portiamo con noi ogni giorno, perché non dimentichiamo chi è deceduto a causa del virus e la sofferenza delle loro famiglie. E non dimentichiamo che tra le vittime della pandemia ci sono stati anche operatori della sanità. Non ringrazieremo mai abbastanza medici, infermieri, operatori sociosanitari, farmacisti e volontari che hanno lottato contro il virus, hanno assistito e curato i malati fino allo stremo delle forze. Le immagini dei camion di Bergamo che trasportavano bare hanno lasciato un segno indelebile e sono di continuo monito e sprone nelle attività che ci vedono impegnati”.
Anelli, Presidente Fnomceo: “Un’occasione di riflessione per tutti”
Ciò che abbiamo vissuto 4 anni fa a causa del Covid, le vittime che non dobbiamo dimenticare, per il Collega Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo),”devono essere un monito, perché le pandemie possono ritornare e il Sistema deve essere sempre pronto a intervenire. Pertanto non si può ridurre il numero dei medici perché poi ne paghiamo, a caro prezzo, le conseguenze. Ricordiamoci che quelle vittime hanno scontato anche l’effetto di un sistema non perfettamente organizzato per affrontare un’emergenza pandemica. Questo giorno – continuava Anelli – è un’occasione di riflessione per tutti perché, purtroppo, ancora oggi non abbiamo la possibilità di prevedere una pandemia. Quello che abbiamo vissuto in Italia nella stagione pandemica ci ricorda quanto sia importante la prevenzione e l’adozione di strumenti che possono, in qualsiasi momento, aiutarci a gestire una malattia sconosciuta. L’obiettivo dei medici è sempre quello di mettere in piedi servizi, modalità, prestazioni che possono ridurre il numero di vittime che una pandemia porta con sé. E questo è possibile – sottolineava Anelli – soltanto potenziando la ricerca e utilizzandone i frutti”.
Scotti, Segretario generale Fimmg: “Il contatto con il proprio medico di famiglia era l’unica luce. Anche se sono trascorsi 4 anni, per tutti noi resta vivo il ricordo di quei mesi. Così come è vivo il ricordo dei colleghi che hanno sacrificato la propria vita pur di non far mancare assistenza a pazienti che, altrimenti, sarebbero restati soli – ha detto Silvestro Scotti -. In quei mesi difficilissimi il contatto con il proprio medico di famiglia era l’unica luce per tante famiglie giustamente disperate. E per quanto tutto questo oggi possa sembrare un lontano ricordo, non sarebbe giusto dimenticare che è grazie anche ai tanti medici di medicina generale che tante vite si sono salvate. Nel solco di questa precisa scelta di fare tesoro del sacrificio di moltissimi colleghi, FIMMG, in occasione della discussione per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale 2019-2021, si è spesa e si spenderà ancora se necessario per garantire il riconoscimento degli arretrati a partire dal 2019 anche ai familiari dei medici che hanno perso la vita a causa del contagio da Covid-19. Anche per questo è essenziale che si arrivi prestissimo all’adozione dell’Atto di intesa in Conferenza Stato -Regioni che renderà operativo il nuovo Accordo – ha aggiunto Scotti – .È qualcosa che dobbiamo alla categoria tutta, che continua a spendersi con enorme sacrificio per sostenere un Sistema Sanitario Pubblico efficace, ma anche a chi oggi non c’è più”.
Il ricordo del Mondo scientifico
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) si è unito al ricordo, continuando “a costruire un futuro di speranza, salute e resilienza. Onoriamo le vittime del Covid-19 impegnandoci a fare la nostra parte ogni giorno, con responsabilità”.
L’Epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento, invece, è convinto che a 4 anni dai giorni più drammatici della pandemia “purtroppo l’effetto ‘memoria corta’ ha prevalso. Al momento, a tutti i livelli, non sono state messe in atto azioni efficaci che possano evitare che in futuro una simile tragedia si ripeta” Ed ha aggiunto: “Dovesse arrivare una nuova pandemia, e non sappiamo quando ma sicuramente arriverà, la risposta del Paese sarà la stessa con appena un po’ di organizzazione e di esperienza in più. Non 1 euro è stato fino ad oggi destinato ai servizi di prevenzione”.
Il Prof. Massimo Andreoni, Direttore scientifico della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, ricorda i numeri di questa drammatica esperienza: “quasi 200mila morti per Covid in Italia dal 2020 ad oggi – ha detto – “Un numero impattante, come tre grandi stadi di calcio spazzati via in quattro anni. Certamente hanno pagato di gran lunga gli anziani e i fragili immunodepressi , ma all’inizio dell’emergenza anche i giovani hanno perso la vita. Secondo elemento da considerare sono i grandi passi avanti nel contrasto della malattia, si è riusciti a mettere insieme tutte le forze: la ricerca scientifica, le aziende, le istituzioni. La lotta al Covid è stato un esempio unico, neanche l’Aids è mai riuscito così in breve tempo a dare una risposta con i vaccini e i farmaci. Il ricordo – ha sottolineato Andreoni – va anche alla difficoltà di gestire nei primi mesi la situazione: dalla mancanza di posti letto in rianimazione ai dispositivi che non erano reperibili. E poi, come non può non tornare alla mente il grande sacrificio del personale sanitario. Vedo però che già ci siamo dimenticati tutto . In medicina alcune cose devono servire da lezione, altrimenti rischiamo di sperperare le conoscenze. La Rete italiana di malattie infettive deve rimanere sempre attiva – ha ammonito – è patrimonio da non sperperare: una nuova pandemia arriverà, queste patologie sono un problema ricorrente di sanità pubblica e gestirle in Reparti attrezzati e specializzati…in e con esperti… è l’arma vincente”.
