Letto sul Magazine della Fondazione Veronesi in questi giorni: “la dislipidemia si combatte con l’attività fisica”

parte prima

La ricetta più efficace per evitare la dislipidemia è individuata nell’attività fisica lieve da praticare fin da bambini, quindi da privilegiare… in pratica da piccoli. Ed io, 30-40 anni fa, scrissi una relazione per un congresso che ho ritrovato per caso, nel fondo di un cassetto. Il titolo era “I guai della dislipidemia iniziano nell’infanzia” con il quale ricordavo – da giovane specializzando in Pediatria mi occupai, sotto la guida del Prof. Rezza Emiliano e del Prof. Ettore Cardi, nella Clinica Pediatrica universitaria del Policlinico Umberto I – che per alcuni anni (dal 1966 al 1969) avevo effettuato ricerche cliniche e di laboratorio sulla composizione in acidi grassi dei lipidi eritrocitari mediante la avvenieristica gascromatografia, in soggetti a partire dall’epoca neonatale e fino al divezzo. Ebbene anche allora io sospettavo che l’assetto lipidico dell’infanzia “normale” fosse fondamentale per restare in salute ed evitare conseguenze cardiovascolari nelle età successive. E tale ipotesi, allora era anche sostenuta dall’indimenticabile Maestro di Pediatria, il Prof. Giorgio Bartolozzi che già diceva molti anni fa che “le cause di morte per malattie cardiovascolari sono frequentissime nei Paesi industrializzati e tali malattie possono essere riportate a un’unica causa, l’arteriosclerosi presente fin dall’infanzia; ormai è dimostrato che il suddetto processo, progressivo, inizia precocemente nella vita e progredisce anno dopo anno. Non vi è dubbio che in questo processo è presente una forte componente genetica, che è alla base della suscettibilità individuale, ma i fattori ambientali (si parlava già di Epigenetica), come l’alimentazione e gli stili di vita, sono ugualmente importanti nel determinare il decorso della malattia”. Era un grido d’allarme e un avvertimento che va rinnovato e rilanciato oggi con cui ribadire l’importanza nei bambini (di solito entro i 9 anni) di effettuare lo screening dei lipidi e delle lipoproteine  nel sangue. Ulteriori dati epidemiologici sottolineano la predisposizione verso le malattie cardiovascolari dell’adulto a seguito di (1) eccessiva prolungata assunzione di grassi saturi, di colesterolo e di carboidrati in eccedenza con l’alimentazione fin dall’infanzia; (2) obesità o (3) sindrome metabolica/insulino resistenza e (4) ridotta attività fisica. Oggi conosciamo bene i fattori metabolici che possono rappresentare dei rischi di contrarre malattie cardiovascolari che sono dovute all’alta concentrazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL), alla bassa concentrazione delle lipoproteine ad alta densità (HDL), alla pressione arteriosa elevata, al diabete mellito tipo 1 e 2, al fumo di sigaretta tra gli adolescenti e all’obesità. Ecco perché il Pediatra deve continuare nella sua attiva opera di prevenzione a tutela dei suoi piccoli pazienti già in età prepuberale. Contemporaneamente il Pediatra ha il compito di fornire le giuste indicazioni ai genitori sugli alimenti da preferire e sugli stili di vita  per ridurre i rischi ai quali abbiamo accennato. Studi autoptici ed epidemiologici su ragazzi intorno ai 15 anni, morti per cause accidentali, hanno dimostrato che il processo arteriosclerotico inizia già nei bambini e consiste nell’accumulo di macrofagi pieni di lipidi nella tunica intima (endoteliale) delle arterie, che migrando lungo l’intima delle arterie vicine provocano una lesione chiamata “placca fibrosa”, che con l’età cresce di volume e può essere responsabile, successivamente, di  esiti clinici gravi come l’infarto miocardico o lo stroke ischemico, sia per l’ostruzione del lume delle arterie e sia per la rottura della placca la quale può liberare sostanze trombogene. E non parliamo dell’ipertensione arteriosa presente negli adolescenti a cominciare dalla pressione minima (da controllare periodicamente). Oltre agli esami di sangue è possibile monitorare l’eventuale sviluppo dell’arteriosclerosi con esami specialistici non invasivi come l’eco-color-doppler dei tronchi sovraortici o angiografie per valutare l’ispessimento della tunica intima e della tunica media, in parte fibrosa (IMT). E’ stato infatti dimostrato che l’ispessimento del parete arteriosa si associa a problemi vascolari e ad un aumento della concentrazione di colesterolo totale con il conseguente innalzamento della pressione arteriosa (P.A.) già in età pediatrica. E’ stata infine confermata la relazione fra presenza di fattori di rischio nell’adolescente e la presenza subclinica dell’arteriosclerosi nell’età adulta. Domani, nella seconda parte, parleremo delle più recenti ricerche pubblicate sulla rivista scientifica The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism che hanno dimostrato come la sedentarietà abbia un impatto sull’aumento del colesterolo anche sui bambini, sui ragazzi pre-adolescenti e sui giovani adulti con ripercussioni sulla loro stessa salute futura. 

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