
seconda parte
L’adolescenza è nota per essere la fase di crescita caratterizzata dai cambiamenti fisici, fisiologici, psicologici e relazionali. È la fase in cui i giovani devono affrontare vere trasformazioni in maniera improvvisa e intensa. Il momento in cui essi si trovano impreparati a gestire, da soli, cambiamenti che comportano radicali e complessi processi di nuovi adattamenti e nuovi significati attribuiti a eventi vissuti in passato. Rivalutazioni di sé stessi e della loro vita, delle loro relazioni e di una nuova visione del mondo. Ma che cosa avviene nell’adolescente durante questa crisi esistenziale?
L’adolescente affronta le modifiche del suo corpo mentre vive intensamente le nuove pulsioni. Avverte nuove emozioni mentre crea nuovi interessi. Cambia la visione del mondo mentre ci si allontana gradualmente dalla propria infanzia. Egli vive il suo nuovo contesto socioculturale e va alla ricerca di nuovi rapporti da consolidare con chi vive la stessa crisi e condivide gli stessi disagi. Tutto si svolge con enorme dispendio di energie mentali, affettive e fisiche. L’aspetto più traumatico è l’improvvisa conflittualità con le figure genitoriali. Questi sono i segnali di un “fisiologico bisogno di autonomia”. Allo stesso tempo si avvia quel processo di conoscenza di se stessi che indirizza i giovani verso l’acquisizione di quell’identità che li definisce “adulti”. Si tratta di un processo tumultuoso che si accompagna a grandi disagi interiori ed esistenziali. Un disagio che coinvolge naturalmente anche le figure genitoriali rivolte a contenere le ansie e i tumulti dei giovani. «Il processo di trasformazione proprio dell’adolescenza richiede infatti un’evoluzione emotiva e cognitiva che sovente comporta ansia e incertezza, fino a sfociare in stati di grave difficoltà psicologica e relazionale» (Slepoj V., 2008). Galimberti afferma inoltre che «…Oggi l’educazione emotiva è lasciata al caso e tutti gli studi e le statistiche concordano nel segnalare la tendenza, nell’attuale generazione, ad avere un maggiore numero di problemi emotivi rispetto a quelle precedenti» (Galimberti U. 2007).
Considerazioni conclusive. Sarebbe auspicabile una rivoluzione culturale che ponesse i ragazzi al centro della famiglia, della scuola e della società. Una rivoluzione che tenga conto delle loro caratteristiche personali, delle loro esperienze di vita, dei loro bisogni e che sappia interpretare i loro silenzi. Ciò significa, semplicemente, comprendere le inflessioni della voce per entrare nella profondità del loro animo. Cogliere il loro sguardo per recepire pensieri ed emozioni. Disporsi con l’ascolto attivo alle loro richieste di aiuto, accogliere e contenere le loro ribellioni come espressione di una loro richiesta di conferma identitaria. Fermarsi, osservare, ascoltare rimandare messaggi di empatia e di comprensione, diventa la modalità più adatta per contenere le paure e le angosce esistenziali e culturali dei nostri giovani. La speranza dei giovani nasce da una comunicazione attenta e profonda che dia loro quelle risposte necessarie a proiettarli in un futuro dove i principali architetti della loro vita sono loro. “Gli adolescenti hanno così tanto da offrire al nostro mondo a questo riguardo, grazie all’entusiasmo e all’ingegno, che consentono loro di trovare soluzioni nuove a problemi globali così seri […] però i giovani hanno bisogno del sostegno degli adulti […]» (Siegel, 2024).
Il compito dei genitori e degli insegnanti, in questa fase, è fondamentale con giovani in transito verso l’età adulta. In questo percorso di grandi tumulti emotivi, cognitivi, fisiologici, finalizzato all’acquisizione della propria identità, il giovane necessita soprattutto di certezze. Sono le certezze che lo guidano e lo proiettano in un futuro dove egli deve trovare la propria identificazione personale, sociale e lavorativa. Autrice: Enza Maierà, che ringraziamo per i preziosi consigli; invitiamo altresì i nostri colleghi e lettori ad approfondire queste ed altre problematiche sulla depressione collegandosi con la rivista scientifica deprestop.it
