Una dieta che fa bene alla salute e al nostro pianeta 

di Elena Riboldi  letto su UNIVADIS/Uniflash …/06/2024

Notiziario dal mondo scientifico. Un gruppo di ricercatori della Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Harvard ha messo a punto un metodo per valutare l’aderenza alla cosiddetta “Dieta planetaria e lo ha utilizzato per studiare la relazione che c’è tra tale alimentazione e mortalità su un campione di oltre 200.000 persone. Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, mostra che, con una dieta sana, diminuisce il rischio di mortalità per ogni causa e/o causa-specifica. In più, questo regime alimentare ha un ridotto impatto ambientale.  Allora ci siamo chiesti che cosa fosse la Dieta planetaria? ed abbiamo trovato che nel 2019 una Commissione di esperti – la EAT-Lancet Commission– ha suggerito una dieta ottimale dal punto di vista nutrizionale e delle pratiche e processi produttivi, in cui si privilegiano prodotti locali e si riduce lo spreco alimentare. La dieta si basa su vegetali, cereali integrali, legumi, noci e oli insaturi; include quantità basse o moderate di pesce e pollame e quantità minime di carne rossa, carne processata, zuccheri aggiunti, cereali raffinati e vegetali ricchi di amido; e sono già stati sviluppati precisi indici per stimare laderenza a questa dieta, in genere usando un approccio binario (si/no) o a 3 punti (no/basso/alto) per quantificare il consumo dei vari gruppi di alimenti. Secondo gli Autori dello studio è stato anche utilizzato il Planetary Health Diet Index (PHDI). con il quale i ricercatori hanno elaborato un Indice basato sul consumo giornaliero dei vari gruppi di alimenti e sul livello di assunzione desiderabile. Lo score PHDI va da 0 (non aderenza) a 140 (perfetta aderenza). Hanno quindi analizzato la dieta dei partecipanti a 3 studi prospettici (Nurses’ Health Study, n = 66.692; Nurses’ Health Study II, n = 92.438; Health Professionals Follow-up Study, n = 47.274), che sono stati divisi in quintili a seconda dello score PHDI. Rispetto ai soggetti del 1° quintile, quelli del 5° quintile, è stato dimostrato che coloro con un’aderenza molto alta alla dieta planetaria, hanno avuto un rischio più basso di mortalità per ogni causa (HR 0,77 [95% CI 0,75-0,80]) o per malattia cardiovascolare (HR 0,86 [0,81-0,91]), cancro (HR 0,90 [0,85- 0,95]), malattie respiratorie (HR 0,53 [0,48-0,59]) e malattie neurodegenerative (HR0,72 [0,67-0,78]). Nel sesso femminile, un alto score PHDI si associava anche a un diminuito rischio di decesso per infezioni varie (HR 0,62 [0,51-0,76]). Infine, ed è una rilevazione molto importante, un’elevata aderenza alla dieta si è associata una riduzione del 29% nell’emissione di gas serra, del 21% nel consumo di fertilizzanti, del 51% nel consumo di suolo e del 13% nel consumo di acqua. E non è notizia da poco, per cui è oltremodo necessario approfondire l’argomento che interessa Tutti Noi, adulti e bambini, in quanto da molti anni il nostro benessere psicofisico è messo a rischio da diete strampalate e non più rispondenti ai noti canoni approvati e raccomandati dal Mondo sanitario e dietologico dei Paesi occidentali.

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