La Sindrome dell’Intestino Irritabile in età pediatrica

parte prima

Un bell’articolo completo, curato da un gruppo di studio della SIP su questo argomento d’attualità è stato pubblicato recentemente su Pediatria Magazine con la supervisione della Presidente, la Prof.ssa Annamaria Staiano preoccupata  per i casi segnalati che sono in preoccupante aumento in età pediatrica, oltre che tra gli adulti. E Anabonews, quale associazione collegata alla SIP, è lieta di parlarvi oggi della Sindrome dell’Intestino Irritabile (dall’inglese “Irritable Bowel Syndrome” – IBS) perché  è uno dei disturbi più comuni del cosiddetto asse intestino-cervello, in costante aumento negli ultimi decenni tra la popolazione pediatrica. La fisiopatologia dell’IBS o del colon irritabile, ad oggi non è ancora bene conosciuta, ma sembra che in individui geneticamente predisposti, a seguito di fattori scatenanti come infezioni, dieta errata, alterazioni del microbiota intestinale, eventi stressanti, si possa avere la compromissione di uno o più elementi riferibili all’asse microbiota-intestino-cervello. In mancanza di marcatori biologici specifici, ancora oggi l’IBS è definita, come tutti i disturbi gastrointestinali funzionali, solo in base ai criteri di Roma IV, redatti da un gruppo di esperti Gastroenterologi della Fondazione di Roma. Pubblicare poi le Linee guida sulla Sindrome dell’Intestino Irritabile in età pediatrica è utile perché  la prevalenza dell’IBS nei bambini varia a seconda dell’area geografica, raggiungendo il 5,1% nei Paesi dell’area Mediterranea e determinando un impatto negativo significativo sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie; quindi rappresentano una vera e propria sfida, dal punto di vista diagnostico e terapeutico, per i pediatri di famiglia. Deve essere  ovviamente esclusa la presenza di sintomi dallarme, propri di una patologia organica, quali dolore notturno e localizzato nei quadranti addominali di destra, sanguinamento rettale, febbre, calo ponderale, anemia o familiarità per malattie infiammatorie croniche intestinali o per malattia celiaca. Nel sospetto di IBS, è fondamentale bisogna cercare eventuali comorbilità psicologiche e cogliere segnali di crisi d’ansia o depressione, significativamente più frequenti nei bambini con IBS rispetto ai bambini sani. Spesso si tratta di pazienti che attraversano periodi di tristezza, sensitività interpersonale e disturbi del sonno, in cui il dolore addominale non è altro che l’effetto della somatizzazione, fenomeno che può colpire ragazzi che manifestano una sofferenza psichica mediata da sintomi somatici. Perciò compito fondamentale del pediatra dovrà essere anche quello di indagare sugli eventi trigger (eventi specifici che attivano e innescano una determinata reazione) responsabili dell’esordio della sintomatologia, quali gli abusi fisici, emotivi e sessuali. La diagnosi di IBS è quindi il frutto della cosiddetta strategia diagnostica positiva”, basata su Anamnesi, Esame Obiettivo e limitati, ma mirati, Test di laboratorio, e non il risultato di un complesso algoritmo diagnostico volto ad escludere tutte le possibili patologie organiche. Ricordiamo poi che é  fondamentale per la diagnosi che i sintomi siano insorti almeno 6 mesi prima della diagnosi e si verifichino almeno 1 giorno a settimana nei tre mesi antecedenti. Domani la seconda parte

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