seconda parte
Le funzioni dei consultori familiari (cronologicamente menzionate grazie all’indispensabile aiuto degli articoli di Second Welfare che ringraziamo perché hanno ricostruito egregiamente la documentazione in ordine cronologico) meritano un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni socio-sanitarie in quanto sono state successivamente ampliate con l’approvazione della Legge 194/1978 relativa all’Interruzione volontaria di gravidanza da me sperimentata, tra mille difficoltà incontrate con il personale contrario all’aborto volontario, quando ero Direttore del Dipartimento materno-infantile prima a Pontecorvo e poi a Frosinone. Ai consultori furono attribuiti i seguenti compiti: 1) assistere le donne che decidono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, informandole sui propri diritti e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali offerti dalle strutture che operano sul territorio; 2) contribuire a far superare le cause che avrebbero potuto indurre la donna a interrompere la gravidanza; 3) fornire alla donna che abbia deciso di interrompere la gravidanza il documento/certificato necessario per l’intervento o indicare altre strutture dove poterlo ottenere; 4) fornire alla donna le informazioni necessarie relative alle strutture territoriali dove poter ottenere l’intervento ed eventualmente sulle tecniche utilizzate.
Nel 2000, arriva il Progetto obiettivo materno infantile (Pomi) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ribadisce il ruolo strategico dei consultori familiari nella promozione e tutela della salute della donna e dei soggetti in età evolutiva. Nello stesso anno vengono definite le Linee guida sull’interruzione volontaria di gravidanza, che hanno eliminato l’obbligo di ricovero per l’aborto farmacologico, avendo previsto che esso potesse avvenire anche nei consultori familiari. Tuttavia, secondo recenti dati solo in pochissime regioni questo è possibile (e peraltro solo in alcuni consultori e con criteri piuttosto restrittivi). Uno sviluppo c’è stato, ma incompleto e diseguale, perché secondo Indagini recenti dell’ISS in Italia i Consultori sono ormai in numero insufficiente rispetto al bisogno, hanno grosse carenze di personale nei primi tempi integrati con personale qualificato ospedaliero (come 10-15 anni fa, sotto la mia direzione quando ottenni una sorta di rete con buoni risultati) e presentano forti differenze territoriali, essendo stati realizzati con tempi e modalità diverse in seguito all’approvazione delle varie leggi regionali. Dai 2097 CF pubblici attivi del 2007 i CF nel 2021 sono scesi a circa 1.871. Circa 300 in meno e, in media, si tratta di 1 consultorio ogni 35.000 abitanti, sebbene siano raccomandati dalla legge nel numero di 1 ogni 20.000. Solo in 5 Regioni e in una Provincia autonoma il numero medio di abitanti per consultorio è compreso entro 25.000, con bacini di utenza per singolo consultorio tendenzialmente più ampi al Nord rispetto al Centro e al Sud. Dunque, ormai ce ne sono 1.078 in meno (pari a -57,6%) rispetto ai 2.949 necessari a garantire il livello standard di un consultorio ogni 20 mila abitanti garantito in sole tre Regioni: Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Umbria. Ricordiamo appena, e ne riparleremo, che sono peraltro attivi in Italia circa 200 Consultori familiari sostenuti da organi religiosi cattolici.
Per quanto riguarda le quattro figure professionali su cui possono contare oggi i consultori f. attualmente sono ginecologo/a, ostetrica, psicologo/a e assistente sociale. Come avviene per molti altri servizi sanitari e sociali però la loro presenza è sotto-dimensionata: rispetto allo standard di riferimento, il valore medio delle ore di lavoro settimanali è inferiore a 7 ore per la figura del ginecologo, a 14 ore per l’ostetrica, a 3 ore per lo psicologo e a 26 ore per l’assistente sociale. Si registra peraltro una grande variabilità interregionale in base ai bisogni, con un Nord molto concentrato sui servizi ostetrico-ginecologici e un Sud dove ha molto più spazio la dimensione sociale. Infatti, qui il numero medio di ore degli assistenti sociali (14 ore) è quasi doppio rispetto al Centro (8 ore) e al Nord (9 ore). Questi dati suggeriscono un maggior coinvolgimento dei servizi consultoriali nella risposta ai bisogni sociali nelle regioni del Sud. Perciò territori caratterizzati da maggiore vulnerabilità e problematiche sociali, vedono anche i servizi consultoriali orientarsi verso risposte che vanno oltre la sfera sanitaria e socio-sanitaria. Inoltre dobbiamo ricordare, per completezza, che operano in Italia oltre ai CF delle Unità sanitarie locali anche più di 200 Consultori familiari appartenenti alla Confederazione dei CF di ispirazione cristiana: La presidente Livia Cadei, ha sottolineato che la confortante cornice dei suoi consultori richiama i valori evangelici che ogni giorno portano gli operatori volontari a fornire un servizio gratuito e competente per consentire a tutti di migliorare le proprie condizioni relazionali e trovare sostegno per superare le difficoltà della vita. Proprio un anno fa si è svolto un loro Convegno che ha affrontato sia il tema della “Identità del servizio consultoriale” sia il tema dei “Rapporti con il territorio”. Sarebbe interessante unire le forze mediante un Progetto laddove le risorse non si fossero già integrate!
