Ma allora, quale è il FUTURO DEI CONSULTORI FAMILIARI?

terza parte

I consultori sono luoghi polidisciplinari, che integrano servizi sanitari e sociali. Tale integrazione, necessaria per le problematiche trattate, richiede tuttavia alcune riflessioni. La prima è relativa al peso che la dimensione sociale e quella sanitaria acquisiscono nei consultori, tenendo presente il delicato equilibrio che si deve creare tra i relativi servizi.  I consultori sono nati con l’obiettivo di promuovere la salute sessuale, riproduttiva e relazionale del singolo, della coppia e della famiglia attraverso interventi socio-sanitari. Chiaramente questi obiettivi sono connessi a dinamiche culturali, sociali e familiari. La graduale consapevolezza di questa multidimensionalità ha negli anni allargato lo spettro di azione dei consultori, anche alla luce dei cambiamenti culturali e demografici, dei flussi migratori e della complessità delle condizioni di vulnerabilità che inevitabilmente si riflette anche su questi servizi. Tuttavia l’ampliamento dei servizi non deve snaturarli, rendendoli delle “succursali del servizio sociale”, e cioè dei luoghi dedicati alla gestione di problematiche e pratiche amministrative afferenti alla sfera dei servizi sociali. Come visto sopra, l’assistente sociale è molto presente al sud, dove il numero medio di ore degli assistenti sociali è molto più alto rispetto al Centro e al Nord. Un caso particolarmente emblematico è però quello della Lombardia. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, le disponibilità della figura del ginecologo e dell’ostetrica sono fra le più basse a livello nazionale e inferiori alla media nazionale. La disponibilità della figura dello psicologo (31,2 ore) è invece la più elevata in Italia, quasi doppia rispetto alla media nazionale e quella dell’assistente sociale è superiore rispetto al valore medio nazionale. Questi dati, si legge nel rapporto, vanno letti “alla luce delle funzioni specifiche svolte da questa figura in Lombardia anche nell’erogazione di misure di sostegno economico alle situazioni di fragilità, che non ha l’eguale nel panorama nazionale”. A partire dal 2011 (DGR IX/937) infatti la Regione Lombardia ha identificato i consultori quali nodi fondamentali della rete dei servizi rivolti alla famiglia, avviando un processo di revisione e ampliamento delle loro funzioni affinché diventassero “veri centri per la famiglia in grado di assicurare la presa in carico globale di tutte le problematiche che attengono le famiglie in senso lato”. La Deliberazione della Giunta Regionale (DGR) n. 937, inoltre, ha anche avviato una fase sperimentale di ridefinizione della mission dei consultori, in esito della quale, tra le altre cose, sono state messe a sistema le funzioni di supporto psico-socio-educative. Gli stessi Centri per la famiglia, sperimentati a partire dal 2020 sempre da Regione Lombardia, vengono spesso presentati come come ampliamento dei consultori. Allargare troppo i servizi offerti dai consultori, e soprattutto, sbilanciarli eccessivamente verso il sociale e la fragilità, sta rischiando però di snaturare questi servizi, facendo perdere la loro funzione originaria. A questo punto ci chiediamo: “In un contesto come quello attuale, dove la natalità è in calo, e dove i figli si fanno sempre più tardi, quale sia l’efficacia di concentrare così tanto sulla famiglia un servizio che invece oggi sarebbe urgente fosse aperto a tutti e in particolare ai più giovani – si pensi ai servizi relativi alla contraccezione, all’educazione all’affettività, alle attività di screening del tumore del collo dell’utero e della mammella e all’assistenza per problemi di sterilità e preconcezionali”. Inoltre, vi è il rischio di disorientare gli stessi operatori, facendo riemergere il Burn out perché a loro viene sempre più spesso richiesto lo svolgimento di compiti amministrativi e burocratici dovuti all’aumento delle funzioni, riducendo (e sacrificando) spesso le loro principali competenze di presa in carico, di accompagnamento dell’utenza nonché le attività di accoglienza, ascolto e relazione con le utenti e gli utenti. Ed ancora, importante é l’integrazione con i servizi territoriali facendo riferimento alla polidisciplinarità dei servizi consultoriali è, infine, relativa a come essi si integrano con gli altri servizi offerti sul territorio. I servizi erogati dai consultori sono erogati – o almeno dovrebbero esserlo – in rete con gli altri servizi sanitari (es. ospedale, punti nascita, pediatri e medici di famiglia, centri per la salute mentale, centri Procreazione Medicalmente Assistita: un tentativo personalmente ideato e portato avanti come direttore di Dipartimento materno infantile, che è riuscito risultando anche gradito da molti colleghi ospedalieri impegnati 1 o 2 volte a settimana a lavorare nei consultori familiari potenziando i servizi socio-assistenziali del territorio (servizi sociali, autorità giudiziaria, centri antiviolenza, associazioni di cittadini e di volontariato) in contatto con la Scuola. Sempre secondo l’indagine dell’ISS le Regioni con alto indice di integrazione sanitaria tendono ad avere anche un elevato indice di integrazione sociale e sono tendenzialmente le Regioni del Centro-nord. La quasi totalità delle Regioni ha istituito i Comitati Percorso Nascita, che rappresentano il luogo privilegiato nel quale costruire e strutturare percorsi di integrazione tra ospedale e servizi consultoriali. Meno diffusa è la presenza di attività integrate formalizzate con gli altri servizi sociosanitari e con la comunità (terzo settore e scuola). In particolare, solo il 65% delle ASL/Distretti ha stipulato accordi formali con la scuola, un numero che andrebbe potenziato vista l’area in cui operano.
Concludendo, ci dobbiamo porre la seguente domanda: “ma allora quale futuro hanno i consultori?” Il dibattito di questi giorni ha riacceso l’attenzione su un servizio che negli anni è stato riformato – come era inevitabile – ma spesso senza un’adeguata programmazione e in maniera peggiorativa. Le scelte fatte negli anni ne hanno sicuramente minato la capacità di garantire l’applicazione della legge 194 e dei successivi provvedimenti relativi all’interruzione volontaria di gravidanza, in alcuni casi perché gli operatori sono stati tagliati o dedicati ad altre mansioni, in altri per scelte politiche. Come spesso accade infatti, non è solo la norma a sancire un diritto, ma il sussistere delle condizioni effettive perché esso possa essere applicato. Tuttavia, il dibattito sui consultori non deve ridursi al loro ruolo nella gestione dell’interruzione volontaria di gravidanza, poiché essi hanno funzioni importanti anche in altri campi, come la contraccezione, la prevenzione delle malattie, e per quanto riguarda gli adolescenti l’educazione all’affettività, il contrasto all’assunzione di alcol e droghe anche sintetiche, alla ludopatia, ai problemi psicologi che spesso portano a delinquere ecc. ecc.
Dunque ciò su cui lo Stato e le Regioni dovrebbero riflettere (e lo stanno già facendo tra mille difficoltà a onor del vero) è come potenziare e riformare i servizi territoriali compresi i consultori familiari mettendoli “in rete”, sfruttando la tecnologia avanzata di cui tanto si parla, in modo da sostenere e aiutare realmente, metro per metro, casa per casa le donne, le madri, i bambini e gli adolescenti, insomma le famiglie. Il consultorio, infatti, è un servizio pubblico utilissimo, in larga parte gratuito e con un approccio totalmente dedicato a dare e a mantenere salute e benessere i soggetti che, in età adolescenziale, sono a rischio per le più strampalate mode che sorgono come funghi e affascinano i minorenni danneggiando a volte corpo e psiche. In un contesto caotico come quello attuale, caratterizzato dal calo delle nascite (o denatalità), da persistenti squilibri di genere e dal malessere giovanile, ce ne sarebbe un gran bisogno, cari Governanti, e si deve fare.. anche in fretta, come consiglia la nostra compagna di viaggio “Secondo Welfare/Sanità” che ci ha guidato nel ricordare la storia dei consultori familiari, le cui competenze nel Lazio sono state dell’Assessorato alle politiche sociali e alla salute (cos’ì è chiamato oggi l’ente regionale) diretto, per un lungo e fattivo periodo, a cavallo degli anni 1990 e 2000 dal Mega Direttore Dott. MARIO FIORITO, che ha sopportato pazientemente per anni le mie idee, ma che spesso ha aiutato il collega ginecologo, capo ufficio regionale, Dott. Ugo Brasiello e me nella loro realizzazione. Lo ringrazio di cuore per i suoi indispensabili, preziosissimi insegnamenti!

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