Prescrizioni mediche telefoniche: chi  tutela i medici?

prima parte

AA. Edoardo Scalici e Claudia Minacapelli Marotta ((Dipartimento di Scienze per la promozione della salute materno infantile, Sezione di Medicina   legale, Colleghi dell’Università di Palermo) hanno, qualche anno fa, lanciato questo messaggio: “La migliore tutela per un sanitario è agire con diligenza e nel rispetto delle best practice, evitando atteggiamenti esclusivamente difensivistici”. Il tema dei rapporti con i pazienti o con i loro familiari è sempre d’attualità e ci sembra utile riprenderlo alla luce delle note e più gravi difficoltà in cui versa il nostro Servizio Sanitario nazionale per cui i consigli dei colleghi di Palermo restano validi in un lavoro pubblicato sulla Area Pediatrica, nostra rivista ufficiale. Si tratta delle prescrizioni mediche richieste telefonicamente in quanto spesso i genitori, di fronte a un figlio, soprattutto se in tenera età, che improvvisamente si ammala, ricorrono al telefono per sapere dal medico di fiducia come comportarsi. Molte  volte ai pediatri capita di ricevere una telefonata simile e ogni volta ci si chiede quali siano le competenze e le responsabilità di una eventuale prescrizione telefonica, che risultasse errata. Nell’ambito della responsabilità medica la casistica attribuisce un ruolo emergente alla prescrizione medica telefonica, soprattutto durante i periodi in cui le epidemie sono frequenti, come d’inverno. Molti studi condotti in campo internazionale riportano che le cause degli errori in terapia sono multifattoriali e possono coinvolgere differenti operatori sanitari, tenendo presente che ciascuno di loro interagisce a vari livelli nel processo di gestione di un farmaco. Perciò tutti gli operatori sanitari coinvolti sono chiamati a prestare attenzione ai possibili errori derivanti da un uso non corretto dei farmaci, poiché questi errori, se opportunamente valutati, possono essere evitati. In uno studio “datato” condotto in Inghilterra   più della metà degli eventi registrati risultò dovuta ad errori legati ad un uso non corretto dei farmaci. Un altro studio, realizzato in 1.100 ospedali degli USA nello stesso periodo, ha evidenziato come gli errori in terapia si verifichino nel 5% circa dei pazienti ricoverati in un anno. Un’indagine più recente condotta negli USA ha mostrato che la maggior parte degli eventi avversi attribuibile ad errori in terapia si verifica nella prescrizione e interessa soprattutto farmaci ipogligemizzanti (28,7%), cardiovascolari (18,6), anticoagulanti (18,6) e diuretici (10,1%), farmaci da usare sempre con prudenza. L’errore di prescrizione può riguardare sia la decisione di prescrivere un determinato farmaco da parte del medico (in base a diagnosi, dati raccolti sul paziente, indicazioni, controindicazioni, terapie concomitanti, efficacia terapeutica e tollerabilità del farmaco), sia il “processo di scrittura della prescrizione” (rilasciata in base alla qualità e presunta completezza delle informazioni ricevute). L’atto della prescrizione da parte del medico può essere influenzato da difetti temporanei di memoria o dimenticanze dovute ad interruzioni frequenti, fretta, stress e fatica o incompleta conoscenza di alcuni farmaci o dello stato dello stesso paziente soprattutto in età pediatrica laddove la prescrizione deve essere fornita con competenza e precisione.

Molto utile è stata perciò l’opera dei Colleghi Scalici e Marotta che hanno elencato  le cause più comuni di errore nella fase di prescrizione telefonica o mediante una prescrizione scritta e inviata via internet . Esse sono…

• Prescrizioni al di fuori delle indicazioni terapeutiche o in caso di controindicazioni;

• Associazioni inappropriate per scarsa conoscenza delle interazioni;

• Errata scelta della forma farmaceutica, dose, via di somministrazione, intervallo di somministrazione;

• Raccolta incompleta delle informazioni essenziali relative al paziente (nome, diagnosi, anamnesi clinica e farmacologica, allergie conosciute, terapie farmacologiche concomitanti, reazioni farmacogenetiche, ipersensibilità);

• Prescrizione illeggibile (cattiva grafia) o firma illeggibile;

• Duplicazione della terapia;

• Prescrizione incompleta o che genera confusione relativamente alla via di somministrazione, alla dose o alla forma farmaceutica;

• Prescrizione frettolosa ed imprecisa: si può confondere il dosaggio per virgole mal posizionate (ad esempio, digossina 0,05 mg/ml sciroppo invece di 0,5 mg/2ml fiale iniettabili);

• Uso ancora frequente della prescrizione telefonica o verbale in caso d’urgenza, che può indurre confusione o fraintendimento (causando scambio di farmaci dai nomi o suoni simili, come Losec per Lasix, Noroxin per Laroxyl);

• Uso di acronimi e abbreviazioni non riconosciute (ad esempio, la lettera “U” usata come abbreviazione della parola “Unità” confusa con uno zero, un 4 o un 6;

• Utilizzo di istruzioni per l’uso in latino (ad esempio, la dicitura “os” scambiata per occhio o orecchio sinistro);

• Utilizzo di un’unità posologica errata (ad esempio: milligrammi somministrati invece di microgrammi).

Va precisato subito che le suddette raccomandazioni stanno a indicare che le prescrizioni verbali o telefoniche dovrebbero essere evitate, a meno che non si tratti di circostanze particolari, come urgenze e in ogni caso da verificare immediatamente; ad esempio, facendo ripetere al genitore quanto indicato dal medico. Tutto ciò può determinare una sensazione di frustrazione a maggior ragione nei Pediatri che si sentono “indifesi” e schiacciati tra la “necessità di curare dando anche verbalmente  informazioni precise” e la “paura di incorrere in qualche procedimento penale e/o in una eventuale richiesta di risarcimento danni”.

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