seconda parte
Vediamo allora “insieme” con l’aiuto dello schema pubblicato tempo fa dalla Babygella quali sono le 10 cause più comuni del pianto di un lattante:
- La fame: un neonato ha bisogno di mangiare fino a 6 volte al giorno e l’unico modo che ha per comunicarlo è piangere. Anche se ha mangiato da poco, non è detto che non abbia più fame. Non è sempre facile capire quale motivazione si nasconda dietro al pianto di un b. di pochi giorni o di pochi mesi. Ecco perché prima di offrirgli il seno o fargli riprendere la poppata con poppatoio è bene attendere qualche minuto ed escludere altre possibili cause, come ad esempio la necessità di fare un “semplice e liberatorio” ruttino.
- Il pannolino: la sensazione di avere il pannolino pieno di urina o feci è una delle cause principali del pianto del neonato. Oltre al fastidio creato, il contatto con feci e urina può creare pruriti e irritazioni fino alla dermatite. Ecco perché è così facile che un b. pianga. Vedrete che dopo aver cambiato il pannolino, il bambino, ormai a suo agio, smetterà di piangere.
- Il ciuccio: se il piccolo fosse abituato a usare il ciuccio, potrebbe piangere per riaverlo in mancanza del seno materno. Non si deve avere paura di darglielo; una volta che l’allattamento e la suzione sono ben avviati, il ciuccio non rappresenta più alcun pericolo (se non si abusa) e può essere usato per calmare le crisi di pianto del neonato.
- La stanchezza: un neonato può piangere perché è stanco e ha bisogno di dormire. In questi casi è bene portarlo in un ambiente tranquillo e non disturbarlo con continue attenzioni. Probabilmente Lui ha solo bisogno di rilassarsi, possibilmente con un genitore (o una nonna) vicino; dopo un pò smetterà di piangere e si addormenterà.
- La solitudine: i bb. sono stati abituati, per nove mesi, al “caldo” abbraccio in simbiosi con la mamma, a godere del suono dolce della sua voce e dei suoi movimenti. Ecco perché quando nascono, i bambini continuano a cercare questi stessi gesti come il contatto fisico, il contatto visivo, gli odori e può capitare che, non sentendoli per un po’, si preoccupino e piangano.
- Gli spaventi: suoni e rumori troppo forti potrebbero spaventare il b. e provocare crisi di pianto. Quindi bisogna cercare di tenere il piccolo lontano da fonti di rumore e, se dovesse spaventarsi, confortarlo con un abbraccio e parole modulate, rassicuranti. Il bambino si calmerà e smetterà di piangere. Fate attenzione però: prendendolo in braccio è sempre meglio evitare di scuoterlo o scrollarlo bruscamente, potendo provocare, maldestramente a volte, lesioni cerebrali (The Shaken Baby Syndrome o sindrome del bambino scosso).
- Il caldo o il freddo: i neonati non sopportano le temperature troppo alte o troppo basse e per fartelo capire i bb. hanno un solo modo: piangere. Occorre cercare in questi casi di coprirlo senza esitare a togliere o aggiungere un indumento se ci accorgiamo che il bambino sta sudando o ha freddo: il b. si sentirà meglio e non piangerà più (almeno per questi motivi). Comunque è bene coprire bene il b. e mantenerlo sempre bene idratato mediante creme idratanti come quella fornita da Babygella in modo da diminuire la possibilità che il b. vada incontro a una dermatite da freddo.
- Lo stress dei genitori: i neonati percepiscono lo stato d’animo della madre per cui, in caso di stress o nervosismo del genitore, si stressano anche loro fino a piangere. Ecco perché dovreste cercare il più possibile di mantenere un tono di voce rilassato e modulato, soprattutto con i lattanti di pochi mesi di vita.
- Le coliche: soprattutto nei primi 3 mesi di vita può succedere che il neonato dopo aver mangiato, scoppi in lacrime, urli e si dimeni senza apparenti motivi. Molto probabilmente si tratta di coliche gassose causate da aerofagia, meglio note come “crisi di pianto inconsolabile”. Queste crisi sono chiamate così perché caratterizzate dall’impossibilità di tranquillizzare il bambino, nonostante i farmaci. Le cause di questo fenomeno sono varie; un tempo si credeva che fossero legate alla presenza di aria nell’apparato digerente, mentre recentemente sono state attribuite prevalentemente alla mancanza di un vero e proprio equilibrio del meccanismo sonno-veglia. Se il pianto persistesse, rivolgersi al pediatra; nella maggior parte dei casi (se si trattasse di coliche gassose) tale disturbo si risolve di solito dopo il 3° mese. Il genitore deve cercare di calmare il piccolo con pazienza e delicatezza…perché quasi sempre, dopo un pò di coccole, il b. smetterà di piangere; quindi i genitori devono evitare di innervosirsi, ma devono tranquillizzare il bambino pazientemente (approccio psicologico) eventualmente ricorrendo a farmaci (approccio farmacologico) peraltro non sempre efficaci (simeticone, cimetropio bromuro, probiotici ecc.) e all’approccio dietetico (latti speciali).
- La febbre e altre patologie: ma può anche capitare che il piccolo pianga perché malato. La febbre, ad esempio, è una delle cause scatenanti più comuni del pianto del neonato. Se i genitori si accorgessero della persistenza della febbre (almeno al di sopra di 37,5°C) nell’ipotesi che il bambino soffrisse di altre patologie, occorrerà affidarsi al pediatra per giungere a una diagnosi corretta seguita da una terapia appropriata.
