Il Pianto di neonati e lattanti… come interpretarlo

prima parte

  • Molte sono le tipologie e le caratteristiche del pianto dei bambini dalla nascita fino alla prima infanzia. Dal primo giorno di vita e per molti mesi, tutti i neonati hanno l’esigenza di comunicare il proprio disagio o di esprimere il proprio stato d’animo condizionato dalle sensazioni, piacevoli o dolorose. Ma non potendo ancora parlare, l’unico modo che hanno per comunicare e attirare l’attenzione è mediante borbottii, singhiozzi, starnuti e, soprattutto, tramite il pianto. Il pianto del neonato è in assoluto la prima forma di comunicazione degli esseri umani: piangendo, un bambino può esprimere fame, rabbia, tristezza, dolore o patologie anche serie. Perciò  il compito di ogni genitore è cercare di interpretare nel modo corretto il pianto del bambino per soddisfare i suoi bisogni  alleviando disagi, dolori e preoccupazioni. Ma come farlo nel modo giusto? La Babygella, Bg ditta produttrice di creme e paste che supporta il lavoro del pediatra, ha fatto una revisione che  riprendiamo in quanto riassume le varie interpretazioni destreggiandosi tra pianto da fame, da coliche gassose dopo i pasti, da pannolino sporco o da eccesso di nervosismo, da sonno o da eccesso di stimolazioni (come da luce eccessiva o dai raggi solari) o anche da solitudine.

E si perché il pianto del neonato non è sempre uguale: può essere più o meno intenso, ritmico, breve o prolungato, può cambiare tonalità e alternare pause, singhiozzi e silenzi. Ed allora bisogna saper interpretare i diversi tipi di pianto del lattante.  Ogni neonato può piangere anche perché ha fame, ha caldo o freddo, è spaventato, stressato, nervoso, o infastidito da rumori e suoni troppo forti. Per imparare a interpretare i segnali che un bimbo sta mandando, è dunque importante ascoltare attentamente le caratteristiche del suo pianto, come la durata, l’intensità e il timbro, e imparare a riconoscere le cause. Quindi noi pediatri dobbiamo dare una spiegazione sui principali tipi di pianto del neonato per aiutare i genitori a interpretare i bisogni e le esigenze del loro bebè. In base all’intensità e al tipo di pianto, secondo gli esperti della Bg con cui concordiamo, possiamo individuare essenzialmente 3 possibili situazioni:

  • – Lamenti all’inizio di bassa intensità che diventano sempre più forti fino a trasformarsi in un pianto ritmico. Questo è molto probabilmente un pianto da fame: un neonato può piangere per questo motivo in corrispondenza delle ore della poppata.
  • – Pianto con tonalità basse e intensità costante. Questo tipo é spesso causato da rabbia  o da fastidi provati dal bambino. Le cause specifiche di questi fastidi possono essere diverse, come il pannolino sporco da cambiare oppure per la mancanza del …“prezioso ciuccio”.
  • – Pianto intenso e prolungato, alternato a fasi di silenzio, singhiozzi e respiri corti: in questo caso probabilmente il neonato piange a causa di un dolore, come nel caso di coliche o febbre; se questo tipo di pianto persistesse si dovrà  consultare un pediatra.

Ora che conosciamo i diversi modi con cui i lattanti piangono e comunicano i loro bisogni, dobbiamo capire quali sono le principali  cause scatenanti del pianto del neonato; ne sono state individuate 10. Un lattante, infatti come già detto, può piangere per diversi motivi, comprese stanchezza e solitudine, per cui capirne le cause può fare la differenza quando si deve intervenire per andare incontro  rapidamente a un bisogno,  un capriccio o  una sensazione di disagio in presenza di un malessere… Lo vedremo alla prossima… puntata

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