parte terza – a cura del giornalista Vincenzo R. Spagnolo su Avvenire…
L’identikit delle baby gang: vandali e bulli
Il Report contiene anche una dettagliata Mappatura delle gang giovanili in Italia, realizzata grazie ai contributi forniti dalle questure e dai reparti territoriali dell’Arma dei Carabinieri.Le caratteristiche dei dati confermano le analisi condotte in precedenza: in genere hanno un numero inferiore alle 10 unità, prevalgono i maschi (ma non manca qualche ragazza), la fascia d’età è fra i 15 e i 24 anni.I reati e i comportamenti negativi compiuti quasi sempre hanno a che fare con “consumazione di atti di bullismo, risse, percosse e lesioni, atti vandalici e disturbo della quiete pubblica“. Secondo il PrefettoRaffaele Grassi, vice Direttore generale della Pubblica Sicurezza e a capo della Polizia Criminale, “nonostante i dati statistici relativi alla criminalità minorile e il monitoraggio sulle gang giovanili nell’ultimo biennio non segnalino un incremento, resta la necessità di proseguire nella costante opera di sensibilizzazione da parte di tutte le Forze di Polizia e della società civile per tenere alta l’attenzione su un tema che è estremamente grave”, evidentemente perché riguarda le nuove generazioni.
Conclusioni
Il Dossier realizzato dalla Direzione centrale di Polizia criminale – Ministero dell’Interno si conclude con una serie di indicazioni basate sulla “Educazione come prevenzione del disagio”. Il documento richiama, al termine della trasmissione dati, (1) la necessità di educare i ragazzi alla legalità, attraverso un approccio mirato da parte delle Forze di polizia e delle Istituzioni” che prevede il necessario, indispensabile coinvolgimento di tutti gli attori sociali, in primis la Famiglia e la Scuola, al fine di superare il disagio. (2) Su questo malessere anche le Comunità locali devono incidere, perché sarebbero in grado di farlo, sulla “riduzione della vulnerabilità e del disagio dei giovani”, cercando di porre le esigenze dei ragazzi, le loro aspettative e le loro scelte di vita al centro di specifici progetti. (3) Secondo Stefano Delfini, Direttore del Servizio analisi criminale della Polizia, è molto importante “ascoltare i minori in tutti gli ambienti di vita a proposito delle questioni che li riguardano e che stanno loro a cuore. (4) Occorre inoltre creare spazi perché i giovani possano esprimere le loro opinioni, che sono da tenere ben presenti e valorizzarle nei processi decisionali delle istituzioni”. Ciò permetterebbe agli adolescenti – secondo Delfini che considera questo approccio estremamente importante – di crescere come cittadini consapevoli dell’importanza di rispettare le norme della Comunità civile che ama i suoi figli e li vuole vedere felicemente inseriti in una società ora distratta e preoccupata e quindi in parte colpevole di non sostenere adeguatamente nella loro crescita i giovani che sono il nostro futuro.
