Il ruolo del pediatra: “tutelare il benessere psicofisico dei bambini affidati alle sue cure”

prima parte

Il Pediatra secondo me è paragonabile a un secondo padre, impegnato, sentendolo un suo dovere, a tutelare il minore, in particolare qualora ritenga che l’ambiente familiare nel quale vive un bambino non sia sufficientemente sollecito nel fornire le cure necessarie fisiche e spirituali per garantire una crescita regolare e in salute. Ecco perché Egli deve intervenire con il suo carisma, qualora l’ambiente familiare sia la sede di maltrattamenti, violenze o abusi anche sessuali, fatti salvi gli obblighi di segnalazione previsti per legge. Oggi abbiamo preso lo spunto da un lavoro molto completo e dettagliato su questo  tema che non è affatto semplice da affrontare, pubblicato da due Pediatre toscane: (1) Elisabetta Cappelli Pediatra di famiglia, Vaiano (Prato), ASL Toscana Centro, e (2) Monica Pierattelli Pediatra di famiglia, Campi Bisenzio (Firenze), ASL Toscana Centro, SICuPP Toscana. Confermiamo che il pediatra di famiglia ha un ruolo ben definito siglato da contratti nazionali e regionali. Luniversalità delle cure è la caratteristica preziosa che offre l’opportunità a tutta la popolazione con figli di accedere al Pediatra, unico specialista a vedere regolarmente il bambino in seno alla sua famiglia e che ha quindi la possibilità di instaurare con loro un rapporto di fiducia, quasi un’alleanza, ma soprattutto ha la possibilità di riconoscere le situazioni familiari a maggior rischio e di intraprendere un’opera di sostegno alla famiglia, in caso di bisogno. Il pediatra di fiducia deve attuare una medicina attiva e quindi non deve intervenire esclusivamente “su richiesta” della famiglia, né si deve limitare a gestire da solo le tante problematiche che si possono presentare lungo un percorso lungo 16-18 anni. Grazie ai nuovi modelli organizzativi, allo sviluppo delle nuove modalità di comunicazione e all’ampliamento delle risorse territoriali, oggi dovremmo assistere a una collaborazione in rete con altre professioniste  socio-sanitarie, dagli operatori dei consultori familiari di cui abbiamo parlato recentemente, ai medici degli ospedali pediatrici e agli specialisti di altre branche ove necessario come in campo psicologico e psichiatrico, agli educatori ed ai maestri e professori di scuola perché è lì che si può e si deve intervenire precocemente  creando una rete che protegga il bambino a 360 gradi e lo supporti in caso di necessità.

Le AA. ricordano che solo da una trentina di anni fa, nell’ambito della formazione solo dedicata a determinate figure professionali, molti pediatri di famiglia hanno iniziato ad approfondire il problema dell’abuso sui minori con una particolare attenzione all’abuso fisico e sessuale. Sono stati realizzati anche corsi regionali con il prezioso aiuto di magistrati in cui è stato affrontato il tema della violenza sui minori con una visione più ampia e più appropriata alla nostra specifica professionalità, che si basa su una serie di cure primarie continuativa e duratura con i piccoli pazienti e le loro famiglie. Successivamente il percorso formativo è proseguito con corsi dedicati, in sinergia con Associazioni Culturali e Società Scientifiche come la nostra SIP (Soc. It. Pediatria) in presenza e online. Ma purtroppo molto c’è ancora da fare perché persiste il problema sociosanitario dell’abuso e del maltrattamento, di cui mi occupai anch’io personalmente organizzando i corsi in qualità di consulente medico della Regione Lazio e collaborando con un amico, il neuropsichiatra infantile Prof. Francesco Montecchi che pubblicò nel 2005 un bellissimo libro dal titolo “Gli abusi all’infanzia: i diversi interventi possibili, Ed. Franco Angeli quando allora Assessore della Regione Lazio alle politiche per la famiglia e servizi sociali era Anna Teresa Formisano e  Presidente della Regione Francesco Storace. Allora l’OPBG (con Montecchi primario) istituì il “Progetto Girasole per rispondere ai crescenti bisogni così come si istituì il Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia (CABMF). In quegli anni si sentiva già molto il problema; molto si sperava di ottenere anche dal ruolo affidato al pediatra di famiglia per arginare abusi e maltrattamenti familiari. Inoltre il ruolo del pediatra di famiglia nel complesso mondo dell’abuso sui minori, non può prescindere dalla conoscenza della violenza domestica (esercitata in ambito prevalentemente familiare) ruolo che si può sintetizzare in 4 linee d’azione: (1) prevenzione; (2) valutazione precoce dei segnali riferibili a un sospetto; (3) attivazione di percorsi di cura ed eventualmente giudiziari ( per obbligo legale e per impegno morale; (4) dopo l’abuso o il maltrattamento fisico/psicologico al bambino si deve attivare un percorso di cura e sostegno, oltre che al minore,  alla famiglia mediante specifici strumenti diagnostici e prognostici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *