Impact factor: lezione sull’acqua che dovremmo bere nelle 24 ore… da Univadis/Medscape   

seconda parte

La lezione del prof. F.P. Wilson continua: “ Il nostro Team ha esaminato quasi 1500 articoli, ma solo 18 (sic) hanno soddisfatto i criteri rigorosi per essere inclusi nell’analisi. In ogni caso, questi 18 studi hanno tutti analizzato diversi risultati. N. 4 studi hanno esaminato l’impatto del bere più acqua sulla perdita di peso, 2 sulla glicemia a digiuno, 2 sul mal di testa, 2 sulle infezioni del tratto urinario, 2 sui calcoli renali e 6 studi hanno spaziato con vari risultati. Nessuno degli studi ha preso in considerazione come può influire l’acqua sull’energia fisica, il tono della pelle o il benessere generale, anche se 1 studio ha misurato con un punteggio la qualità della vita. E se potessi riassumere tutti questi studi in una parola, quella parola sarebbe: “poveri o scarsi”. Uno dei 4 studi sulla perdita di peso ha dimostrato che l’aumento dell’assunzione di acqua non ha alcun effetto sul calo ponderale. 2 studi hanno mostrato un effetto, ma l’assunzione di acqua extra era associata a una dieta ipocalorica, quindi mi sembra un po’ un imbroglio. 1 studio ha randomizzato i partecipanti a bere mezzo litro d’acqua prima dei pasti e questo gruppo ha perso più peso rispetto al gruppo di controllo, circa un Kg in più in 12 settimane. Per quanto riguarda la glicemia a digiuno, anche se uno studio ha suggerito che una maggiore assunzione di acqua prima dei pasti ne ha abbassato i livelli , l’altro studio (che ha esaminato solo l’aumento dell’acqua bevuta in generale) non lo ha fatto. Per il mal di testa – e io sono un grande sostenitore dell’acqua per il mal di testa – 1 studio non ha mostrato nulla. L’altro ha dimostrato che aumentare l’assunzione di acqua di 1,5 litri al giorno ha migliorato la qualità di vita legata all’emicrania, ma non ha modificato il numero di giorni di mal di testa al mese. Per le infezioni del tratto urinario, troviamo 1 studio positivo e 1 negativo. Le prove più sicure provengono dagli studi sui calcoli renali. L’aumento dell’assunzione di acqua per ottenere più di due litri di urina al giorno è stato associato a una riduzione significativa delle recidive di calcoli renali. Lo considero un risultato positivo. Sarebbe difficile trovare un nefrologo che non pensi che le persone con storia di calcoli renali dovrebbero bere più acqua. E che dire dello Studio sulla qualità della vita, che ha randomizzato i partecipanti a bere 1,5 litri di acqua in più al giorno (gruppo di intervento) o a non berne (gruppo di controllo). Sei mesi dopo, i punteggi del sondaggio sulla qualità della vita non erano diversi tra i due gruppi. Ma allora, cosa succede realmente? Ci sono alcune possibilità…perché, prima di tutto, il Prof. WILSON sottolinea che gli studi clinici sono davvero difficili e poi tutti gli studi inclusi in questa revisione sono relativamente piccoli; infatti la maggior parte di essi ha arruolato meno di 100 persone e l’effetto dell’acqua extra dovrebbe essere piuttosto potente per poterlo rilevare su campioni così piccoli. Non posso fare a meno di sottolineare che il nostro corpo è in realtà ottimamente regolato per gestire la quantità di acqua che portiamo con/in noi. Quando perdiamo acqua nel corso della giornata a causa del sudore e dell’espirazione, il nostro sangue diventa un po’ più concentrato: il livello di sodio sale. Il nostro cervello lo rileva e crea la sensazione che comunemente chiamiamo SETE, che è una delle pulsioni più potenti che abbiamo. Gli animali, compresi gli esseri umani, quando hanno sete preferiscono l’acqua al cibo, alle droghe e al sesso. È incredibile come sia difficile resistere alla sete, ma supponendo di avere un accesso immediato all’acqua, non c’è bisogno di resistere. Beviamo quando abbiamo sete e questo può essere sufficiente. Naturalmente, spingersi oltre la sete è possibile perché siamo esseri intelligenti e possiamo bere più di quanto necessita. Ma quello che non possiamo fare, ammesso che i nostri reni funzionino, è trattenere l’acqua. Essa passa attraverso di noi. Nel caso della prevenzione dei calcoli renali, questo è un aspetto positivo. Introducendo più acqua nel corpo, ne esce più acqua – urina più diluita – e quindi è più difficile che si formino calcoli. Ma per tutto il resto come il benessere, il tono della pelle e così via, non ha molto senso. Se si beve un litro d’acqua in più, si urina un litro d’acqua in più. Risultato netto? Zero! Qualcuno obietterà che la pipì in più elimina le tossine in più o qualcosa del genere, ma  scusate – il nefrologo Perry W. interviene – non è così che funziona l’urinare. L’eliminazione delle tossine dal sangue avviene molto più a monte rispetto al punto in cui l’urina è diluita o concentrata. Se si beve di più, escono le stesse tossine ma con più acqua intorno. Infatti, uno degli Studi più ampi di questa revisione a cura del JAMA Network Open ha valutato se l’aumento del consumo di acqua nelle persone con malattia renale cronica migliora la funzione renale. Non è stato così. Mi resta quindi solo un po’ di fiducia in più rispetto all’inizio. Rimango convinto che si debba bere più di zero litri e meno di 20 litri al giorno (sempre che non si perda molta acqua in altro modo, come ad esempio lavorando in ambienti molto caldi). Al di là di questo, sembra ragionevole fidarsi dei milioni di anni di evoluzione che hanno reso centrale l’omeostasi idrica per la vita stessa. In conclusione, bevete quando avete sete. Bevete un po’ di più, se volete, ma non c’è bisogno di esagerare. I reni non ve lo permetteranno comunque”. Dunque a noi di anabonews questa lezione sembra che sia istruttiva anche perché sviluppata da Wilson mediante termini semplici e comprensibili e conclusa con leggerezza e spontaneità, ma lo ripetiamo, per noi si è trattato di una chiacchierata qualificata e molto istruttiva anche per i “non addetti ai lavori!” Grazie UNIVADIS

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