Oggi (e lunedì) ai nostri lettori dedichiamo un articolo pubblicato da una rivista che invitiamo a leggere, anche online, perché ci aiuta a vivere il più serenamente possibile e a far riflettere tutti noi su quanto stiamo perdendo nel cedere ad una tecnologia sfrenata e spregiudicata che ci ha imprigionato, adulti e bambini, “lasciandoci nel buio di una stanza “virtuale” e in un mondo governato dal virtuale, dove “social” sembra la parola dominante, che scopriamo però essere infida in quanto composta da una rete infinita di relazioni peraltro insufficienti a evitare la solitudine.” Prosegue l’Autrice:“Oggigiorno sembra che il modo per curare la malattia sia la connessione virtuale; attraverso uno schermo, a distanza, in uno spazio irreale. Ma attenzione la solitudine, male incurabile del nostro tempo, non trova nell’appartenenza ai social media il suo medico, la sua cura!” Prima di lasciarvi alla lettura vi consigliamo di leggere anche gli altri interessantissimi articoli sulla rivista Depressione stop magnifica rivista scritta da medici specialisti compatti nel combattere la depressione mediante “un sistema che aiuta a capire, in modo semplice e veloce, tutte le cause e ragioni della depressione oggi sempre in agguato” https://deprestop.it è il periodico dell’EDA Italia Onlus. Così prosegue la Prof.ssa Amici: “In un mondo di App (Applicazioni) che promettono di connetterci agli altri, permangono purtroppo solitudine e isolamento perché questo mondo, fruibile a distanza, spegnibile quando si voglia e manipolabile, ha poco a che spartire con il mondo reale, dal quale rischia di allontanarci sempre di più. Il termine solitudine deriva dal latino solus (solo), sebbene alcune fonti ne indichino l’origine in sollus (intero), ovvero qualcosa che non abbisogna di altro per completarsi. Il termine, nell’uso comune, viene rappresentato dall’immagine di una mancanza o di un segno meno. Possiamo distinguere tre dimensioni dell’essere soli: un dato oggettivo che indica la mera mancanza di contatti, un dato quantitativo. Dall’altro lato vi é una dimensione soggettiva che trae spunto dal proprio sentirsi soli. Tale solitudine è uno stato relativo al mondo interno della persona ed al suo rapporto con il mondo esterno (Bronfenbrenner, 2002) e questo rapporto interiore può essere vissuto sia come isolamento doloroso che come momento di crescita.
Il problema della solitudine è talmente sentito nel mondo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). ha istituito per il triennio 2024-2026 una commissione specifica “Commission on Social Connection”, per affrontare il rischio di isolamento sociale e solitudine nella popolazione. Il tema della solitudine, esacerbato dalla pandemia da Covid-19, appare oggi un tema centrale per la salute psicofisica della popolazione. La Scienza attribuisce alla solitudine una valenza negativa. Essa, infatti, sembra correlata ad uno stato di stress che influenzerebbe negativamente le difese immunitarie (Cacioppo & Cacioppo, 2018). Inoltre, la solitudine, aumenta il rischio di sviluppare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, o di peggiorare sintomi ansiosi-depressivi già in essere (Loades et al. 2020). Tra stigma sociale e pressioni della scienza alla solitudine è assegnata la maglia nera. Le persone tendono ad evitare tale condizione con tutte le proprie forze e a preoccuparsi fortemente dell’immagine data all’esterno. Il timore rimanda alla preoccupazione di essere giudicati poco amabili, interessanti, attraenti etc. Poche sono le persone che fanno cose da sole e perseguono interessi ed attività in solitudine. “La maggior parte o rinuncia a fare alcunché, o si piega a perseguire scopi non personali pur di guadagnare la compagnia altrui”… 2° parte lunedì…
