parte prima
In Italia, dal 2005 al 2021 sono nati vivi a seguito dell’applicazione di tecniche di PMA di II e III livello circa 170mila bambini. Fece il punto sulla situazione la SIN (Soc. It. di Neoantologia), qualche anno fa (2019), sul suo MAGAZINE comprendente lo stato di salute dei neonati nati da pma. Dopo questo studio SIN ulteriori miglioramenti in questi ultimi anni sono stati ottenuti dai centri specializzati.. Gli AA., 5 anni fa, furono Camilla Gizzi, Simona Pesce e Sergio Schettini (*°UOC Neonatologia e TIN AOR “San Carlo” di Potenza *UOC Ostetricia e Ginecologia, AOR “San Carlo” di Potenza °PMA, AOR “San Carlo” di Potenza). Le tecniche di PMA hanno, fino ad oggi, dato vita a più di 5-6 milioni di bambini nel mondo. Secondo i dati del Registro Italiano delle Tecniche di Riproduzione Assistita, la quota dei nati da PMA è più che triplicata nell’ultimo decennio. Lo stesso incremento è riportato dai Registri europei. L’aumentato ricorso alla PMA è da imputare prevalentemente a fattori di tipo socio-culturale quali ad es. il tempo dedicato dalle donne alla propria istruzione/formazione, l’uso prolungato di contraccettivi o il desiderio di avere un secondo figlio dopo un primo avuto tardi. Le Tecniche di PMA si distinguono in I, II e III livello. Le tecniche di I livello sono monitoraggio, stimolazione dell’ovulazione e inseminazione intrauterina (IUI). Le tecniche di II livello includono la fecondazione in vitro con transfer embrionale (FIVET) e l’inseminazione intracitoplasmatica di spermatozoo (ICSI). Quest’ultima è la più utilizzata delle procedure (40-70%). Le tecniche di III livello comprendono l’estrazione microchirurgica di spermatozoi dal testicolo (TESE) e dall’epididimo (MESA) e la GIFT, che prevede l’introduzione di gameti maschili e femminili nei bambini nati da Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Studi dimostrano un aumentato rischio di difetti congeniti nei nati da gravidanze provocate spontaneamente in coppie con storia di infertilità. Le tecniche di PMA possono essere realizzate con donazione di gameti e questi, come gli embrioni, possono essere crio-conservati. Nella pratica clinica, il transfer embrionale avviene dopo crioconservazione in ¼ delle gravidanze. La sorveglianza scientifica sulla PMA si esplica in tre diversi momenti che valutano gli esiti ostetrici e perinatali, gli esiti neonatali e gli esiti a lungo termine, fino all’età adolescenziale/adulta. Sappiamo oggi che nascere da PMA comporta in termini assoluti alcuni rischi aggiuntivi sia per la mamma che per il neonato, tuttavia l’incremento del rischio è universalmente considerato accettabile e sempre minore. I fattori che influenzano tali esiti possono essere legati alla procedura in sé (manipolazione dei gameti e degli embrioni, crioconservazione, terapie ormonali) oppure dovuti alla infertilità stessa che condiziona il ricorso alla PMA. Numerosi studi hanno mostrato un aumentato rischio di difetti congeniti nei nati da gravidanze insorte spontaneamente in coppie con storia di infertilità. A questo riguardo, è noto che l’aumento dell’età materna e l’infertilità paterna si correlano ad anomalie cromosomiche dei gameti.
