Parliamo del Disturbo Ossessivo Cognitivo (DOC) nei bambini  e negli adolescenti

prima parte

Per illustrare  questa complessa patologia, frequente anche nei ragazzi, ho rispolverato  un articolo che mi è rimasto impresso perché scritto con grande chiarezza dalla Prof.ssa Claudia Carraresi, Docente IPSICO (Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva), Istituto di Firenze con sedi operative in tutta la Toscana; prima di tutto complimenti cordialissimi per i chiarimenti forniti…efficacissimi!

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è un quadro psicopatologico molto diffuso sia tra gli adulti che nei minorenni. Esso rappresenta uno dei più comuni disturbi in età evolutiva con una prevalenza del disturbo, stimata intorno al 3%. Il DOC è caratterizzato dalla presenza di paure ricorrenti (ossessioni) che si manifestano sotto forma di pensieri, immagini mentali o impulsi vissuti come intrusivi, indesiderati e involontari da parte del soggetto. Questi pensieri creano ansia, paura, disagio e la persona cerca di scacciarli o annullarli ricorrendo prevalentemente a comportamenti ripetuti (dette compulsioni), più o meno visibili ad occhio nudo. Esistono spesso anche altre strategie rassicuratorie di altro tipo (evitamenti, comportamenti protettivi, rimuginii mentali). Quando il disturbo si presenta per la prima volta prima dei 15 anni può essere definito “ad esordio precoce”. In molti casi, purtroppo, l’inizio dei primi sintomi può risalire anche all’epoca della Scuola Elementare.

La diagnosi precoce è molto difficile da effettuare, per cui il DOC in età evolutiva viene riconosciuto e correttamente diagnosticato solo in rari casi e questo dipende da una serie di fattori. Prima di tutto perché alcuni comportamenti stereotipati fanno parte del normale sviluppo infantile. Pertanto può risultare complesso per i genitori e gli insegnanti comprendere il limite tra normalità e patologia e orientarsi verso una consultazione specialistica. Inoltre, i bambini e gli adolescenti che soffrono di DOC tendono a nascondere i propri sintomi anche ai loro genitori o familiari stretti e questo complica l’identificazione precoce del problema. Infine, i bambini tendono ad avere una minore consapevolezza riguardo al loro disturbo rispetto agli adulti e non riconoscono i loro sintomi come problematici. Infine, un aspetto potenzialmente capace di ritardare la diagnosi è il fatto che l’esordio in età evolutiva è solitamente graduale e subdolo e  raramente acuto e improvviso (Walitza et al., 2011).

Tipi di DOC in età evolutiva. Esistono diversi sottotipi di Disturbo Ossessivo Compulsivo perché le ossessioni possono avere differenti contenuti e le compulsioni assumere svariate forme. Nei casi di DOC in infanzia ed adolescenza, le ossessioni più diffuse sono quelle caratterizzate dalle paure di contaminazione, ossia le paure di potersi ammalare per il contatto con germi, batteri, virus o altre sostanze nocive. Talvolta le paure di contaminazione non sono associate a timori di danno per la salute, ma solo a sensazioni intense di disgusto (“Mi fa schifo!”). I bambini iniziano quindi a preoccuparsi insistentemente dello sporco, si lavano spesso le mani oppure chiedono di poter disinfettare oggetti o lavare abiti per eliminare agenti patogeni o sostanze disgustose. Altra manifestazione del DOC molto frequente in età infantile è quella caratterizzata da paure superstiziose: il giovane paziente può essere assillato da preoccupazione su eventi nefasti che potrebbero accadere a lui o ai suoi cari e manifesta il bisogno impellente di scongiurarli con rituali scaramantici (ripetere un’azione un numero “positivo” di volte, indossare un colore fortunato, ripercorrere mentalmente una frase di buon auspicio, ecc.).

L’evitamento e i comportamenti protettivi. In alcuni casi il disagio generato dalle ossessioni è così intenso ed il costo dei rituali (lavaggi o ripetizioni) così oneroso che il ragazzo vuole evitare situazioni che potrebbero innescare maggiormente le paure. Ad esempio non tocca un oggetto sporco o evita notiziari dove si parla di incidenti. Altre volte può tentare di gestire il disagio con “comportamenti protettivi” preventivi. Ad esempio, se tocca la maniglia sporca con un guanto non dovrà poi lavarsi le mani; se elimina tutti gli abiti di colore nero avrà la certezza di indossare solo colori positivi; e cosi via.

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