Non so dove ho trovato questo interessantissimo ricordo dedicato alla nascita della Pediatria Ospedaliera in Italia (noi abbiamo un Gruppo di studio SIP superqualificato con soci coordinati da Cataldi Luigi e Gregorio (GSSP), ma vogliamo comunque darvi queste informazioni che parlano di un crescente interesse verso la creazione di sedi adatte alla cura dei bambini ed esclusivamente a loro dedicate. Sono informazioni storiche che possono interessarvi mentre siete sotto l’ombrellone al mare o in montagna. Risaliamo allora al XIX secolo quando i medici hanno cominciato a rivolgere particolare attenzione alle modalità di cura dei bambini, che erano semplicemente considerati come adulti di piccole dimensioni: l’unica precauzione era però quella di dosare i farmaci, che erano però gli stessi somministrati agli adulti. Tranne rare eccezioni, rappresentate da pochi medici come Avicenna, Girolamo Mercuriale e Gaetano Palloni, il mondo della medicina non si interessava alla cura dei bambini, ritenuta superflua e inutile. Solo il famoso medico persiano Avicenna (980-1037), infatti, fu autore de Il canone della medicina, in cui furono descritte con precisione le febbri esantematiche, la meningite acuta, le pleuriti e l’apoplessia nei bambini. Da citare anche Girolamo Mercuriale che diede il suo contributo alla nascita della pediatria con la scrittura del De Morbis Puerorum (1583) e il Nomothelasmus Seu Ratio Lactandi Infantes (1522). Alcuni progressi della medicina pediatrica si ebbero nel 1769, quando George Armstrong aprì un rudimentale ambulatorio pediatrico il 24 aprile a Londra, chiamato Dispensary for the Infant Poor. Un percorso simile venne anche intrapreso nel 1787 dal dottor Joseph J. Mastalier che fondò a Vienna un primo Istituto pubblico per bambini malati: la struttura riuscì a sopravvivere per l’intero XIX secolo, diventando il fulcro della pediatria austriaca e gettando le basi per la nascita dell’Ospedale pediatrico Sant’Anna costruito a Vienna nel 1837. Tuttavia negli anni che precedono la Nascita della Pediatria come vera e propria scienza medica possiamo ritrovare solo casi isolati di medici che si fanno portatori del nuovo ideale ottocentesco basato sull’obiettivo di sconfiggere la mortalità infantile. Un sostenitore di tale visione e pioniere della creazione della cura infantile fu il medico Domenico Antonio Mandini. L’interesse europeo nella cura delle malattie dell’età infantile portò anche in Italia i suoi frutti nella prima metà del XIX secolo: infatti già nel 1843 il conte Franchi fondò a Torino l’Ospedale infantile Regina Margherita, che rappresentò il Primo Ospedale Pediatrico Italiano, specializzato nel trattamento del rachitismo e dell’adenite tubercolare femminile. Il dottor Secondo Laura in quegli anni contribuì, ricoverando sempre più bambini malati, in modo determinante allo sviluppo dell’Ospedaletto, originariamente stabilito in una casa di Corso Dante, che presto assunse le dimensioni di una vera struttura sanitaria grazie alle donazioni ed elargizioni dei soci e dei benefattori tra i quali la stessa Famiglia Reale, la Pia Opera San Paolo, la Cassa di Risparmio di Torino e il quotidiano La Stampa. E fu la stessa Regina Margherita di Savoia a voler dare il suo nome all’Istituto. Con il nome, diventato ufficialmente Ospedale Infantile Regina Margherita, nel 1888 cambiò anche la sede dell’Ospedaletto, che, trasferitosi nel nuovo edificio in via Menabrea 6 ultimato nel 1890, diventò punto di sperimentazione della medicina sui più piccoli. Con la creazione di nuovi reparti l’ospedale crebbe ulteriormente e presto i locali divennero insufficienti per le esigenze di quel periodo. La vecchia sede era inadeguata sia alle domande di ricovero sia alle esigenze scientifiche e didattiche: così in una successiva trasformazione della struttura vennero formate le divisioni ospedaliere (Oncologia e Ematologia) e le divisioni universitarie (Gastroenterologia, Genetica, Auxologia, Diabetologia, Reumatologia) ed ancora la divisione di neuropsichiatria infantile ancora oggi attive e in stretta collaborazione con l’ospedale ginecologico Sant’Anna di Torino. Con esso, fa parte infatti di un’unica azienda ospedaliera, riconosciuta a livello nazionale, in pieno sviluppo e con gli stessi obiettivi. E veniamo ora alBambino Gesù di Roma. Grazie al duca Scipione e alla duchessa Salviati nel 1869 sorgeva a Roma l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, dove venivano accettati bambini dai 2 ai 12 anni. In quei tempi i bambini erano curati sostanzialmente nelle medesime strutture, anguste e poco attrezzate, in cui erano curati i malati adulti e per questo la duchessa Arabella Salviati, profondamente addolorata dalla condizione in cui versavano i piccoli malati, decise di fondare un Ospedale pediatrico basato sul modello dell’Hopital des Enfants Malades di Parigi. Il suo progetto venne immediatamente supportato dal duca Scipione e dai figli che, in occasione del suo compleanno, decisero di donarle parte dei loro risparmi contenuti in un piccolo salvadanaio, passato alla storia e conservato a ricordo di quel primo gesto di solidarietà. Pochi mesi dopo, il 19 marzo 1869, veniva adibita a ricovero una stanza attigua all’Orfanotrofio delle Zoccolette, sulla riva sinistra del Tevere. Alla nascita del nuovo Ospedale erano disponibili appena quattro letti; tuttavia per Roma ciò rappresentò ugualmente una rivoluzione che forniva una risposta e un sostegno concreto alla richiesta di aiuto soprattutto dei bimbi più poveri. La crescita e lo sviluppo dell’Ospedale vennero fortemente sostenuti dalla famiglia Salviati e da altri benefattori della città e ben presto la sede originaria divenne troppo piccola per le esigenze della nuova Capitale d’Italia. Per questo motivo alla Duchessa Salviati fu affidata parte dell’antico convento di Sant’Onofrio sul colle del Gianicolo, dove venne trasferito l’Ospedale che già ai primi del ‘900 si impose come punto di riferimento per tutti i piccoli malati della città. Agli inizi del secolo un medico del Bambino Gesù,Luigi Concetti, diede addirittura avvio alla prima scuola di Pediatria in Italia di cui era diventato cattedratico, creando così una vera e propria “coscienza pediatrica” nei medici così come nei cittadini. Durante la Prima Guerra Mondiale la Regina Elena di Savoia che più volte aveva già visitato il Bambino Gesù, donò alla duchessa Salviati la colonia di Santa Marinella, che originariamente ospitava bambini affetti da tubercolosi ossea. Successivamente la famiglia Salviati, preoccupata per il futuro incerto della struttura, decise di donarla ufficialmente a Papa Pio XI nel gennaio del 1924: d’ora in poi l’ospedale verrà sempre sostenuto dall’operato di tutti i pontefici successivi, tanto da essere rinominato come “l’Ospedale del Papa”. Nel 1985 l’Ospedale Bambino Gesù ottenne il riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e si affermò a livello internazionale, affiancando all’attività clinica quella di ricerca e di sperimentazione anche degli Istituti Universitari con reparti pediatrici, come un punto di riferimento per la salute dei bambini. Seguirono poi nuovi ospedali pediatrici, altre storie commoventi…altri progressi a tutela della salute psicofisica dei bambini a Bologna (il famoso Ospedalino), a Firenze (Meyer) e a Genova (Gaslini). ecc. ecc. ecc..
