Autore: Il Maestro, Prof. Giuseppe Tavormina
Preziosa la sua Lezione magistrale: “I disturbi dell’umore possono essere patologie subdole e molto spesso mascherate nella nostra quotidianità. La conoscenza e la consapevolezza di esse sono la base per la migliore prevenzione”.
parte prima
Femminicidi, stragi familiari e disturbi dell’umore
La lezione comincia citando e descrivendo i seguenti reati: femminicidi e stragi familiari, che si concludono frequentemente con un suicidio dello stesso autore delle stragi, che sottolineano un aspetto estremamente importante nell’approccio diagnostico-terapeutico delle patologie dell’umore. Questo aspetto è ben noto ai clinici, è il concetto della coscienza e consapevolezza di malattia del paziente depresso e nello stesso tempo della necessità di curarsi. Molto spesso maggiore è la gravità della patologia depressiva da curare, più alto è il coinvolgimento del paziente stesso e dei familiari. Lo psichiatra oltre la diagnosi e la prescrizione terapeutica deve far sì che vi sia una completa aderenza alle cure e una presa d’atto diagnostica; ha il compito e deve assicurarsi che la malattia sia ben compresa e la terapia ben effettuata. Una malattia depressiva invece meno grave e poco interferente nella vita quotidiana spesso viene sottovalutata dal paziente. Talvolta è minimizzata anche dallo stesso psichiatra nell’approccio diagnostico e terapeutico, almeno fino a quando la gravità della malattia evolve tanto da diventare più “coinvolgente” (Akiskal 1996, 1999). Dietro queste considerazioni vi sono spesso alcuni errori e considerazioni da fare. La prima considerazione riguarda proprio la gravità della malattia depressiva. Uno stato di notevole gravità porta paradossalmente ad un rifiuto del paziente stesso a curarsi e ad una non comprensione della serietà della patologia. Vi è talvolta anche presenza di atteggiamenti manipolatori del paziente nei confronti dello stesso psichiatra, al fine di non assumere adeguatamente le cure. Vi è insomma una mancanza di coscienza e di consapevolezza di malattia.
Consapevolezza clinica
La seconda considerazione riguarda un frequente errore diagnostico di fondo e di conseguenza anche terapeutico, soprattutto da parte di diversi psichiatri. Alcuni di loro non valutano le patologie dell’umore come facenti parte del grande “spettro bipolare”, che tutte le comprende, incluse le forme sottosoglia. In passato esse erano considerate come patologie minori: sono invece forme d’esordio di patologie poi evolventi anche in quadri seri. Tale errore diagnostico porta ad un errore terapeutico, sia farmacologico (mancanza di uso dei regolatori dell’umore, laddove invece dovrebbero essere prioritari) che di gestione della malattia. Non si dà l’adeguata attenzione, in tali casi, ai familiari e non si fa attenzione all’evoluzione delle patologie dello spettro bipolare. I disturbi dello spettro bipolare (in tutti i suoi dieci sottotipi diagnostici) sono malattie molto più diffuse di quanto comunemente si ritenga (coinvolgono il 20% di tutta la popolazione). Sono spesso sottovalutati, non diagnosticati o mal curati. Una situazione che può portare a serie conseguenze come abusi di sostanze psicoattive o alcoliche, crisi lavorative, rischi suicidari, stupri…fine prima parte!
