Autrice Cristina Ferrario, articolo UNIVADIS pubblicato il 29/09/2025
Non solo analgesico e antinfiammatorio, la vecchia Aspirina è sempre utile e rappresenta anche, udite udite, una strategia vincente nel prevenire le recidive del tumore del colon-retto in una popolazione ben definita di pazienti. È quanto emerge dallo studio a guida svedese ALASCCA, presentato al congresso ASCO Gastrointestinal Cancer Symposium 2025 e recentemente pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine. Numerose ricerche mostrano che l’aspirina ha un ruolo nella prevenzione del tumore del colon-retto soprattutto nelle persone ad alto rischio e il suo utilizzo dopo la diagnosi è stato associato a un miglioramento sia della sopravvivenza libera da malattia che della sopravvivenza globale. “Tuttavia, i risultati degli studi sono stati incoerenti, il che suggerisce che il beneficio potrebbe essere limitato a sottogruppi definiti a livello molecolare” commentano gli Autori dello studio, coordinati da Anna Martling del Karolinska Institute di Stoccolma, in Svezia. In particolare, i dati derivanti da studi osservazionali suggeriscono che le mutazioni somatiche in PIK3CA siano determinanti nell’ottica di ottenere un beneficio, ma mancano studi randomizzati (studi in cui si assegna la terapia ai soggetti con metodo casuale) che confermino tale ipotesi. In questo contesto si é inserito lo Studio in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo condotto in 33 ospedali di Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia e condotto da Martling e colleghi.
Una veste rinnovata per un farmaco “datato”, che merita il plauso e la fiducia di noi medici con i capelli bianchi che ancora usiamo l’Aspirina. Nello studio sono stati inclusi oltre 3.700 pazienti con carcinoma rettale in stadio I, II o III o carcinoma del colon in stadio II o III sottoposti a interventi chirurgici a scopo curativo. La profilazione genomica completa di circa 3.000 pazienti ha portato a identificarne 1.103 con alterazioni del pathway di PI3K e che sono stati randomizzati a ricevere 160 mg/die di aspirina o placebo per 3 anni. Nei portatori di mutazioni hotspot di PIK3CA negli esoni 9 e 20 (gruppo A) l’incidenza cumulativa di recidiva a 3 anni è risultata dimezzata rispetto a quella osservata nei pazienti del gruppo placebo: 7,7% con aspirina contro il 14,1% con placebo (HR 0,49; p=0,04). Un impatto simile è stato osservato anche nei pazienti con altre varianti di PIK3CA, PIK3R1, o PTEN (gruppo B). Globalmente, la sopravvivenza libera da malattia a 3 anni ha raggiunto l’88,5-89,1% nei trattati con aspirina rispetto al 78,7-81,4% con placebo.
“I dati di questo studio mostrano che il beneficio dell’Aspirina può essere predetto anche sulla base della presenza di alterazioni molecolari nei geni del pathway PI3K” – scrivono gli autori, che poi così concludono: “Considerati insieme ai precedenti dati osservazionali, genomici e provenienti da studi clinici preliminari, i nostri risultati supportano l’integrazione dell’aspirina nella pratica clinica per un sottogruppo di pazienti affetti da tumore del colon-retto, definito a livello molecolare”.
