seconda parte… con i complimenti a Sandal e i ringraziamenti a UNIVADIS
Più in generale, i dati raccolti sottolineano l’importanza della leadership e del rapporto con i colleghi. Precedenti Studi hanno dimostrato come la valutazione positiva della leadership dei supervisori sia correlata significativamente con una minore probabilità di burnout e con una maggiore soddisfazione professionale. Come spiega a Univadis Italia Antonella di Stefano, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria e Direttore UOC di Pediatria e PS Pediatrico dell’AOE Cannizzaro di Catania, “…un buon rapporto con il direttore dell’Unità operativa o con il dirigente infermieristico (caposala) è molto importante per ottenere una collaborazione tale da evitare inutili stress e per favorire un buon rapporto socio-relazionale. Al primo posto poniamo il lavoro d’équipe e le relazioni positive con i colleghi; infatti la presenza di un clima lavorativo basato sul reciproco rispetto e sulla condivisione delle responsabilità quotidiane risulta migliorativo rispetto allo sviluppo di condizioni di disagio e di opposizione”. Vi sono però criticità specifiche del nostro Paese. Romeo afferma che “il problema della burocratizzazione è per esempio una caratteristica prevalentemente italiana. Non saprei se vale anche per altri Paesi, ma sicuramente nei luoghi dove ho lavorato – Stati Uniti, Inghilterra e Francia – i colleghi sono più concentrati sul lavoro clinico, mentre il resto delle attività è considerato marginale” e anche secondo Gigola, “la Chirurgia pediatrica italiana è diversa da quella europea. Paesi come Inghilterra, Francia e Olanda concentrano i casi in pochi Centri specializzati. Questo ovviamente ha un impatto sulla popolazione, perché i pazienti con patologie particolari o più rare devono essere disposti a spostarsi, con tutte le conseguenze che questo comporta per le famiglie. I centri però gestiscono alti volumi per determinate patologie. In Italia, invece, abbiamo molti Centri che garantiscono ai pazienti di essere curati più vicino a casa. Per i chirurghi, però, questo è frustrante; diverse patologie, magari rare, vengono incontrate poco di frequente e anche per questo molti non riescono a specializzarsi efficacemente come accade in altri Paesi, dove il volume di casi è più alto. In Italia, inoltre, rispetto ad altri Paesi, la formazione è più lenta, anche per dinamiche organizzative ormai datate”.
Ma quali possono essere le soluzioni? Secondo Massimo Sandal si potrebbe agire su molti livelli. Snellire il carico di lavoro è una priorità, secondo Di Stefano: “Se ci fosse un numero adeguato di personale sanitario, una maggiore collaborazione tra ospedale e territorio e un buon livello di informatizzazione nella quotidianità – come per esempio il fascicolo elettronico, la cartella informatizzata e l’informatizzazione in tempo reale di tutti i pronto Soccorso e del 118 – una parte del lavoro burocratico si alleggerirebbe così da evitare inutili domande ed interrogativi che quotidianamente si pongono ai familiari o ai caregivers. Carmelo Romeo haaggiunto: “…nel lavoro che continuerò a svolgere come Presidente uscente della Società di Chirurgia Pediatrica puntiamo molto su un tema a cui spesso non si presta sufficiente attenzione: il valore dell’intelligenza emotiva rispetto all’intelligenza cognitiva. Perciò bisogna lavorare su se stessi e sviluppare la consapevolezza personale….poi c’è sempre il problema della comunicazione tra operatori. Queste sono soft skill fondamentali su cui dobbiamo lavorare con i nostri giovani, formandoli per tempo”. Ed ancora secondo Romeo non è sufficiente fare un Corso di aggiornamento di 1-2 giorni, bisogna fare in modo che nelle Unità Operative ci siano formazione e aggiornamento continuo su questi aspetti. “Dobbiamo lavorare sia sui dirigenti, che ormai sono formati ed esperti e hanno il contatto diretto con i dipendenti, sia su studenti e specializzandi. Su questo tema del lavoro integrato stiamo sviluppando un master insieme all’Università di Palermo e all’Università di Messina, rivolto a chi ha responsabilità dirigenziali”. “È importante potenziare i servizi di supporto psicologico all’interno dell’ospedale” conclude Francesca Gigola. “Serve anche facilitare i momenti di dialogo e confronto durante l’orario di lavoro: creare momenti della giornata in cui il Team si ritrova per discutere le problematiche, oppure organizzare eventi informali al di fuori dell’orario lavorativo per migliorare i rapporti all’interno del gruppo. Tutti questi provvedimenti possono aiutare, in primo luogo, il singolo professionista a vivere meglio migliorando anche la propria qualità di vita lavorativa, ma soprattutto devono servire a rafforzare il Gruppo. In questo modo si può dare un maggiore supporto reciproco e si possono riconoscere precocemente i segnali di disagio nei colleghi, in modo da intervenire tempestivamente.” Citazione: Massimo Sandal. Chirurghi pediatrici, capireparto e burnout, su Univadis che ringraziamo per le preziose informazioni ricevute il 15/10/2025.
