Il 24 aprile 2026, il Prof. SCHILLACI, Medico Ministro della salute ha dichiarato: “Il mio obiettivo è garantire agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili”. Ed ecco dunque riapparire con ruolo unico di medico di assistenza primaria il medico di famiglia che sarà perciò al centro dell’assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo è l’obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto, come già detto “a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”. Per farlo, la strada scelta è quella di un Decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio. Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma, che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta”mediante una “concreta innovazione” del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una “componente stabile del modello organizzativo” delle Case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le ASL, il ministro prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso. Un capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale e/o alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. In occasione del nuovo anno accademico alla Cattolica, il Ministro Schillaci aveva detto:”Case Comunità, dobbiamo farcela…” ed era il 29/01/2026 quando erano state realizzate con i fondi del PNRR, al 31 dicembre 2025, n. 781 Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro è arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività, per alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali potenziando strutture intermedie sul territorio, all’interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali.
A proposito dei medici in Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla branca poco attrattiva. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiegano dal ministero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre specialità , più “blasonate”. Infine, entro maggio, il ministero auspica che il via libera sia dato al testo del decreto concordato dalle Regioni. Si può essere ottimisti perché la bozza è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche. Il prossimo appuntamento è stato calendarizzato tra una decina di giorni; nel frattempo si attende la risposta dei sindacati di categoria, divisi sul tema, con alcuni pronti a dare battaglia. Ma, come ha spiegato il Ministro ai Presidenti di Regione, “non possiamo perdere un’occasione che definirei storica per l’Italia“. Buona Festa del Lavoro!
