Sui Social si parla di più dei cambiamenti climatici o dell’intelligenza artificiale?

Il tema “più alla moda” dell’ultimo periodo è stato quello dell’Intelligenza Artificiale, con l’applicazione, ormai famosa, CHAT GPT e altre app. generative, ad attirare l’attenzione generale. Del rischio ambientale invece si è occupato uno studio  della Brandwatch (società di social media di proprietà della Cision), che ha analizzato oltre 41 milioni di dati provenienti dalle tendenze sui social media, da notizie e piattaforme di blogging – dal gennaio 2022 al novembre 2023 – di più di 7 milioni di Autori arrivando a una conclusione sconcertante, ma che descrive e fotografa perfettamente la società attuale. La ricerca sulle discussioni social e web di BrandWatch ha infatti dimostrato che le conversazioni online sulla crisi climatica sono diminuite del 12%, quelle relative alla conferenza sul clima COP28 sono crollate del 73% rispetto a quelle relative alla COP26 (le COP sono conferenze periodicamente organizzate dalle Nazioni Unite in cui l’OMS presenta documenti e progetti operativi per la costruzione di Sistemi sanitari resilienti al clima e a basse emissioni di carbonio per contrastare i sempre più pericolosi cambiamenti climatici). Ed invece, le discussioni e le citazioni sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto sulleconomia e il mondo del lavoro sono aumentate del 342% rispetto all’anno scorso e sono state in media più alte del 14% rispetto a quella relative alla crisi climatica per tutto il 2023.  Ma allora è interessante sapere, quale sia la minaccia principale per l’uomo, lIA o la crisi climatica?  Ebbene, il tema che ha dominato nel 2023 le conversazioni e gli scambi di opinioni “online” è stata, senza dubbio, l’intelligenza artificiale con l’app Chat Gpt e gli altri modelli di IA generativa che ha mostrato in che modo tali tecnologie potranno cambiare  radicalmente il nostro modo di vivere e lavorare, cioè dell’intera umanità. Naturalmente si sta discutendo molto su come l’IA debba essere utilizzata per migliorare la produttività nella nostra vita quotidiana, di come questa tecnologia può imitarci fino ad arrivare a eliminare la necessità dell’influenza umana. Le discussioni online, secondo lo studio, sono state attirate più dal potenziale distruttivo di questa tecnologia che dai suoi benefici. Quindi le persone si sono dimostrate più preoccupate del potenziale impatto che l’IA potrà avere sulla vita umana rispetto al drammatico problema del cambiamento climatico. Le menzioni dell’intelligenza artificiale quando vengono relazionate al tema “fine del mondo“, infatti, sono superiori dell’8% rispetto a quelle sul cambiamento climatico, mentre le menzioni e interventi sulla crisi climatica sono diminuite di quasi il 25% rispetto al 2022. Tutto ciò nonostante sia diffusa la consapevolezza che i Paesi di tutto il mondo hanno registrato una significativa accelerazione dei disastri naturali e nonostante il fatto che gli scienziati concordino sul fatto che questo è solo l’inizio di questo tipo di eventi climatici “disastrosi” e nonostante che il Rapporto Ar6 dell’IPCC sul Cambiamento climatico 2023 sottolinei come l’umanità abbia raggiunto un momento critico della sua storia (ovviamente in negativo). Non sarebbe allora il caso di informarsi un po’ meglio e riflettere per capire quale sia davvero il rischio più forte per la nostra futura sopravvivenza? Facciamocene una ragione, il pianeta Terra ne ha viste tante e sopravviverà anche senza di noida Green Planner Magazine…

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