Il neurosviluppo è da monitorare in tutti i neonati prematuri

Il neurosviluppo è definito un processo mediante cui il Sistema nervoso si forma durante la vita fetale (gravidanza) e raggiunge la maturità  strutturale e funzionale nel corso della vita post-natale. Se lo sviluppo neurobiologico fosse anomalo, si potrebbero manifestare dei ritardi con disturbi di competenza del neurologo pediatra. Per questo sui nati prematuri l’assistenza da parte del Neonatologo deve essere fornita precocemente per prevenire disturbi del neuro-sviluppo in futuro. Ne hanno parlato su Il Pediatra la collega, socia SINPIA, Valeria Confalonieri nel novembre 2023 e la Collega Elena Riboldi più recentemente (8 febbraio su Uniflash, Univadis); quest’ultima ha segnalato le indicazioni tratte da una recente ricerca di Mitha Ayoub e coll. del Karolinska Institute di Stoccolma che ha confermato come la nascita pre-termine sia associata “non raramente” a un aumentato rischio di disturbi del neurosviluppo, indipendentemente dal numero di settimane che mancano al termine della gestazione. Tradizionalmente si considerano vulnerabili da questo punto di vista i bambini nati pre-termine ed estremamente prematuri <28 settimane di età gestazionale (sg) , ma i risultati della ricerca hanno dimostrato che anche quelli nati moderatamente pre-termine (32-33 sg) e tardivamente pre-termine (34-36 sg) hanno un rischio più alto di disturbi del neuro-sviluppo rispetto a chi nasce a termine (39-40 sg), sebbene il rischio diminuisca con il prolungarsi della gestazione. I nuovi dati hanno indagato primariamente sulla gravidanza e secondariamente mediante verifiche in follow-up dei neonati/lattanti  etichettati “a rischio”.  N.B. sg significa: settimane di gestazione Intanto c’è da dire che l’attenzione maggiore deve essere rivolta ai prematuri perché la nascita pre-termine (soprattutto se trattati nelle Unità di Terapia intensiva) aumenta la probabilità di disabilità motorie, cognitive, sensoriali e comportamentali; ma questo era già noto. La maggior parte degli studi si sono focalizzati sui neonati estremamente prematuri che sono sicuramente i più fragili, ma rappresentano una minoranza: l’80% dei prematuri nasce infatti tra la 32a e la 36a settimana di gestazione: ebbene di quest’ultima categoria si occupa un altro studio appena pubblicato sul British Medical Journal che fornisce informazioni dettagliate su questo gruppo di neonati. Sono stati presi in esame bambini, senza malformazioni congenite e con una gestazione singola di almeno 32 settimane, nati in Svezia tra il 1998 e il 2012. Utilizzando i Registri nazionali sono state individuate le diagnosi che hanno riguardato questi bambini in itinere, dalla nascita fino ai 16 anni. È stata quindi studiata l’associazione tra l’età gestazionale alla nascita e gli eventuali i disturbi del neuro-sviluppo. Per completezza è stato annotato che lo 0,6% della popolazione in esame è nato a 32-33 sg, il 3,8% a 34-36 sg, il 20,1% a 37-38 sg, il 55,7% a 39-40 sg e il 19,8% a 41 sg. Durante il follow-up, a 75.311 bambini sono stati diagnosticati disturbi dovuti a uno sviluppo neurologico anomalo, tra cui il 36,3% aveva un deficit cognitivo, il 7,8% un deficit motorio, il 26,2% un deficit visivo, 27,1% un deficit uditivo e il 15,8% soffriva di epilessia; la maggior parte dei pazienti presentava soltanto uno dei suddetti deficit. Rispetto ai nati a termine,  è stato confermato che i bambini nati moderatamente o tardivamente pre-termine hanno un rischio più alto di disturbi del neurosviluppo. Il rischio, più alto per i nati a 32 sg, si riduce progressivamente ed anche i nati a 37-38 sg hanno un rischio più alto dei nati a termine. Tra i neonati pretermine, il peso alla nascita con età gestazionale compreso tra il 3° e il 10° percentile si associa a un rischio più alto di deficit del neurosviluppo. Ecco perché è raccomandato di intervenire. Ed invece, “rispetto ai bambini estremamente prematuri o molto prematuri, quelli nati moderatamente o tardivamente pre-termine sono considerati a basso rischio per cui in molti Paesi non sono inclusi in programmi di follow-up.” – spiegano gli Autori – “I nostri risultati però indicano che non c’è una soglia netta prima delle 40 settimane di gestazione; dopo di che i bambini possono essere considerati pienamente maturi, dato che anche i bambini nati moderatamente o tardivamente pretermine o i nati quasi a termine sono più vulnerabili dei bambini nati a termine”. Andrebbe dunque presa in considerazione l’indicazione a sottoporre periodicamente tutti i prematuri a visite di controllo approfondite, specialmente se nati piccoli per l’età gestazionale (dismaturi). Ma, contemporaneamente si devono avvisare gli educatori i quali devono sapere che i nati prematuri possono più facilmente presentare alcuni deficit che devono essere riconosciuti anche da loro in modo da essere in grado, con questa impostazione medico-educatore, di riconoscerli precocemente. “I nostri risultati potrebbero anche essere d’aiuto quando ostetrici e neonatologi devono decidere, valutando vantaggi e svantaggi, se indurre o meno il travaglio, in caso di parto non spontaneo (T. cesareo) – aggiungono i ricercatori – I medici devono essere consapevoli che ritardando la nascita e limitando l’induzione del travaglio prima della 39a settimana, tranne che per ragioni mediche, si potrebbe ridurre questo rischio”. Un’ultima considerazione va lasciata alla riflessione di Genitori e famiglie che devono essere rassicurati dai medici sul fatto che il rischio assoluto è basso, ma, nello stesso tempo, devono essere educati a prestare attenzione a possibili manifestazioni compatibili con disturbi del neuro-sviluppo; ciò per evitare ritardi nell’inviare un lattante “con sintomatologia da approfondire” tramite il pediatra di fiducia ai Centri specializzati di Neurologia infantile. NdR. Il lavoro pubblicizzato su Uniflash/Univadis l’08/02/2024 è di Elena Riboldi,, immunologa ricercatrice con specifica formazione in campo farmaceutico-biotecnologico, Università di Milano.

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