Una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità sull’Hikikomori

Il termine giapponese Hikikomori indica i giovanissimi che, per scelta, si ritirano nelle loro camerette, ed a volte non escono neppure di casa, limitando i loro contatti con il mondo esterno al solo computer. Ebbene i ragazzi affetti da questa patologia psichica stanno aumentando di numero anche in Italia ed attualmente sarebbero circa 66.000 i casi di “grave ritiro sociale” tra i soggetti nella fascia di età corrispondente alle scuole medie; si tratta di ragazzi che sono nella fase iniziale del loro disagio e sempre più isolati frequentano la scuola con numerose assenze… quando la frequentano. Questo quadro è stato rilevato dall’Istituto Superiore di Sanità nel gennaio 2024 attraverso i suoi studi che possono  influenzare anche le politiche a livello nazionale, o almeno questo è lo scopo. Interessante è sapere che qualche mese fa l’ISS ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta su una popolazione appartenente alla cosiddetta “generazione Z”, concentrandosi in particolare sulla fascia adolescenziale minorenne, ovvero quella che va dagli 11 ai 17 anni. 

La ricerca ha avuto come scopo primario quello di indagare quanto i giovanissimi siano affetti da dipendenze di tipo comportamentale, con, in particolare, la dipendenza da internet, da social e da cibo. Preoccupante quando l’ISS affronta un’altra dimensione, cioè la tendenza al ritiro sociale, alias lhikikomori. Si tratta di una delle prime ricerche condotte a livello nazionale attuate per  indagare il fenomeno del ritiro sociale volontario cronico giovanile. Secondo i nostri medici, scienziati dell’ISS e NPI, la definizione originaria giapponese di Hikikomori prevedeva  che il soggetto fosse isolato completamente per un periodo minimo di 6 mesi. In particolare il collega M. Cripaldi, autore di molti articoli ISS sulla sindrome, ritiene poco sensato e scarsamente utile in termini pratici fare riferimento a tale definizione in modo rigido. L’hikikomori, per come la intende Cripaldi, è una pulsione all’isolamento sociale, che può essere più o meno intensa e meglio o peggio contrastata dal soggetto affetto in base a una serie di fattori personali e ambientali (temperamento, ambiente familiare, ambiente scolastico, ambiente sociale, ecc.). L’isolamento totale e prolungato descritto nella definizione precedentemente citata, non è che l’ultima fase di un processo graduale, ovvero quando il soggetto che percepisce l’impulso a isolarsi, decide, per una serie di concause, di abbandonarsi a essa e smette  di provare a contrastarla. 

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