prima parte
Dopo il nostro articolo di ieri possiamo ben ribadire l’importanza dei Consultori Familiari (CF) che meritano un articolo di aggiornamento sulla loro storia (con l’aiuto di Secondo Welfare che ringraziamo) e una considerazione maggiore. Sono trascorsi quasi 50 anni dalla loro nascita, come servizi di base a tutela della salute della donna, del bambino, della coppia e della famiglia, istituiti con la Legge nazionale 405/1975. Sono figli di una fase storica caratterizzata da una profonda trasformazione socio-culturale, per cui i CF hanno contribuito a introdurre principi straordinariamente innovativi che ancora oggi, nel quadro complessivo dell’Assistenza sociosanitaria, li rendono un esempio unico di servizio connotato da un forte orientamento verso la prevenzione e la promozione della salute, basato sulla polidisciplinarietà e sull’integrazione con gli altri servizi territoriali. Lo sviluppo dei CF ha seguito tuttavia nel tempo un percorso non lineare e non omogeneo a livello territoriale, talvolta a discapito della loro identità. Tra le cause di tale discontinuità possiamo annoverare la complessa e articolata organizzazione regionale, le diverse dotazioni di risorse umane ed economiche e l’insufficiente definizione di obiettivi di salute appropriati e misurabili. Pur nelle difficoltà operative, il valore strategico che storicamente è sempre stato riconosciuto ai CF è dimostrato dalle linee di indirizzo, di riqualificazione e di rilancio che il Ministero della Salute ha emanato nel corso degli anni. Ricordiamo il Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI) quale espressione operativa della rilevanza strategica assegnata alla tutela della salute della donna e del bambino nel Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 e, anche più recentemente, i richiami ai CF presenti saldamente nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del 2017, nel Piano Nazionale Fertilità e nel IV Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza. A testimoniare il rinnovato interesse per un’azione di rilancio dei CF visto il loro valore strategico per la salute pubblica, nel 2017, il Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute ha promosso e finanziato il progetto “Analisi delle attività della rete dei CF per una rivalutazione del loro ruolo con riferimento anche alle problematiche relative all’endometriosi”, affidandone il coordinamento all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Oggetto di questo rapporto è la presentazione dei principali risultati ottenuti dalla ricerca. Ma veniamo ai giorni nostri, qualche mese fa SECONDO WELFARE (era maggio 2024) riferiva che, dopo la recente approvazione del decreto “PNRR quater”, i consultori familiari (ed il loro futuro) erano stati uno dei Temi al centro del dibattito pubblico e politico, in particolare per l’emendamento sulla presenza delle associazioni “pro-vita” al loro interno. La questione ha il merito di avere riacceso i riflettori su un Servizio Pubblico che, per quanto oggi sia centrale per alcune questioni di massima importanza – come il supporto alla natalità, alla tutela della donna e dell’infanzia – è stato negli anni complessivamente depotenziato e messo spesso in discussione, i Consultori per effetto dei tagli e della razionalizzazione della spesa pubblica, sono stati spesso ridotti a erogatori di prestazioni ambulatoriali distrettuali, dall’altro lato, in virtù di un’interpretazione più ampia del supporto alla famiglia, i consultori hanno visto un allargamento delle funzioni di carattere sociale e di sostegno alla fragilità che ne hanno talvolta indebolito le funzioni originarie. La brillante rivista che ha riassunto le principali tappe evolutive (Secondo Welfare) facendo il punto su questi aspetti, immagina anche quello che potrebbe essere il futuro dei consultori, partendo dal 1975 quando furono istituiti i consultori – lo ripetiamo – in qualità di servizi di prossimità, polidisciplinari a tutela della salute della donna, del bambino, della coppia e della famiglia. Non dimentichiamo che i CF sono nati in un periodo di rivendicazioni femminili e di ridefinizione – tanto sul piano del diritto quanto su quello culturale – del concetto di famiglia, di cui sono in qualche modo espressione. Ricordiamo che la Legge 405 attribuiva loro compiti di vario tipo come: 1) l’assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità e alla paternità responsabile; 2) la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile; 3) la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento; 4) la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi e i farmaci adatti; 5) l’informazione e l’assistenza riguardo a sterilità, a infertilità e alla procreazione medicalmente assistita;6) l’informazione con incontri sulle procedure per l’adozione e l’affidamento familiare…. Segue….
