Si tratta di un prezioso articolo per la sua attualità – anche se (o proprio perché) pubblicato nel 2004 – che delinea con chiarezza il Ruolo del pediatra in determinate circostanze. Leggemmo questo articolo sulla Rivista Ospedale e Territorio, allora importante punto di riferimento per l’aggiornamento di noi pediatri, scritto dai Colleghi Minasi, Cannata, Brando Surace e Paravati (sono i Colleghi di Reggio Calabria e Crotone che hanno firmato l’articolo sul vol. 6, N. 1, 2004) per affrontare le problematiche relative ai maltrattamenti (con le diverse forme puntualmente classificate) e violenze sui minori.
Ebbene, già allora si confermava quanto ancora oggi ci viene richiesto in quanto il pediatra appare la figura centrale in questo campo rispetto alle altre figure professionali (medici scolastici, insegnanti, assistenti sociali, neuropsichiatri infantili, psicologi e sociologi) coinvolte nelle iniziative a favore della tutela della salute psico-fisica dei bambini. Al pediatra vengono giustamente richieste corrette diagnosi e il coordinamento tra coloro che devono poi fornire ulteriori approfondimenti di natura medico-legale all’interno dei gruppi formati dalle suddette figure. E si perché un coordinamento è necessario per portare a compimento progetti e iniziative predisposte dai vari soggetti, istituzionali e non, per concretizzare la soluzione di questi annosi devastanti problemi, sia nella fase di prevenzione che a seguito dei casi per i quali è previsto l’intervento della legge, limitatamente ai dati socio-sanitari e di ordine diagnostico-terapeutico. Perciò il pediatra deve essere consapevole dei suoi limiti in situazioni spesso molto complesse, in cui sono coinvolti anche adulti o maggiorenni; soprattutto deve evitare l’errore consistente in un eccesso di sospetto o, al contrario, in una pericolosa, eccessiva superficialità. E’ quindi evidente che il Pediatra debba effettuare una approfondita anamnesi clinica per individuare e riconoscere i diversi fattori di rischio e il tipo di maltrattamento (violenza intra-familiare, violenza extra-familiare, abbandono, sfruttamento dei minori etc.) in modo da giungere ad una corretta diagnosi. Ciò, lo ripetiamo, richiede particolare cura da parte del pediatra che deve intervistare nella maniera adeguata il bambino, l’adolescente, i genitori, i familiari, gli amici o i testimoni per dare alle Autorità competenti un’anamnesi dettagliata e per sottolineare eventuali incongruenze, gli atteggiamenti omissivi, il ritardo nella ricerca dei soccorsi, il tutto per essere di aiuto ai magistrati, ma soprattutto per togliere dai pericoli i bambini qualora ci si presenti una situazione di grave rischio per la loro salute psicofisica.. Anche l’Esame obiettivo (cioè la visita) deve essere condotto dal medico con estrema cautela, in ambiente idoneo e con il massimo rigore, tranquillizzando il paziente perché bisogna tenere conto, nei maltrattamenti sui minori, anche dei fattori sociali. familiari o fattori (e patologie) che aggravano il pericolo nei bambini (patologie neonatali, malformazioni congenite, handicap vari, disturbi del comportamento). Infine occorre individuare e valutare le zone oggetto di violenza, importante soprattutto qualora si tratti di abusi sessuali (in dettaglio: lesioni cutanee, oculari, ossee, lesioni da abuso sessuale, alterazioni dello stato mentale oppure in caso di decesso improvviso di un neonato o di un lattante. Quindi anche i neonatologi e il personale ostetrico dei Centri Nascite sono coinvolti nella difesa dell’integrità dei neonati, insieme con le figure già citate, le cui competenze, tutte importanti sono da integrare ed interconnettere tra loro quando si sospetti o si accerti un maltrattamento o una violenza su minore, per chè solo così si può affrontare e risolvere il fenomeno. Così scrivevano l’Amico Minasi con i Colleghi (autori dell’articolo che condividiamo e che andrebbe ulteriormente aggiornato), già con esperienza da vendere, Colleghi che ringraziamo salutandoli affettuosamente.
