Autrice: Stephanie Lavaud – lavoro pubblicato e pubblicizzato, il 25/03/2025, da UNIVADIS from Medscape France
prima parte
L’argomento merita particolare attenzione perché interessa tutte le famiglie (basta leggere i fatti di cronaca nera sui quotidiani, protagonisti gli adolescenti). Alla Dott.ssa LAVAUD va il nostro plauso insieme a UNIVADIS che merita la nostra grata collaborazione. Tanto per iniziare l’Autrice parla di uno stato d’animo giovanile che cambia improvvisamente o gradualmente, diventando una patologia curabile solo con l’aiuto di Neuropsichiatri, Psicologi e Assistenti sociali, a partire dal filtro operato dai Pediatri che oggi hanno a che fare con un grande numero di adolescenti che stanno attraversando un processo mentale oggi definito “radicalizzato”, per cui assistiamo all’abbandono di precedenti opinioni moderate, anche messo in atto da ragazzi di molte famiglie della media borghesia per sostenere invece “opinioni ideologiche definibili estreme” che contemplano atteggiamenti e gesti violenti nonché il compimento di reati veri e propri. Perciò oggi siamo di fronte a giovani minorenni che hanno bisogno di adeguati mezzi di prevenzione e di sostegno, mezzi che possono essere forniti soltanto da figure professionali preparate ed esperte come i pediatri, pronti ad affrontare situazioni scabrose e ad indirizzare verso equipe di psicologi, operatori sociosanitari e soprattutto neuropsichiatri infantili specializzati. Ma a questo punto dobbiamo porci una domanda: quale esperienza clinica ha uno neuropsichiatra dei giovani radicalizzati? A questa domanda ha risposto Guillaume Corduan, psichiatra infantile presso la Casa degli adolescenti (Maison des Ados) e c/o gli Ospedali Universitari di Strasburgo, nel corso di una Sessione della Conferenza Encéphale 2025, che si è tenuto a Parigi. Corduan ha spiegato a Medscape Francia il ruolo di questa originale struttura (o Unità operativa) ed ha descritto le caratteristiche e i profili dei giovani radicalizzati o in via di radicalizzazione che Lui segue nell’ambito della Rete VIRAGE presso la Maison des Ados di Strasburgo. Dal 2014 la Maison des Ados di Strasburgo ha iniziato a incontrare giovani e famiglie con problemi di radicalizzazione e violenze commesse dai minorenni. Qualche tempo dopo, una Agenzia sanitaria regionale si è offerta di finanziare un Progetto a livello regionale per dare vita a una Campagna di prevenzione della radicalizzazione violenta; così é nata la Rete VIRAGE (Violence des Idées, Ressource et Accompagnement Grand Est), finanziata interamente dall’Agenzia sanitaria e non da un’istituzione di sicurezza. Questa rete, che offre sostegno, formazione e interventi di prevenzione della radicalizzazione da 7 anni, è composta da una squadra di psichiatri infantili, psicologi e assistenti sociali che lavorano con le famiglie e gli operatori che si occupano dei giovani che sono sulla via della radicalizzazione per comprendere il fenomeno e, quindi, per sostenere adolescenti e loro famiglie. Ma ora ci chiediamo: qual’è la definizione esatta di radicalizzazione violenta? Secondo Corduanè un problema di fragilità e vulnerabilità individuale che si unisce a un gruppo ideologico e individualista che legittima l’uso della violenza in un contesto sociale, politico e/o storico favorevole. “Ecco perché, sempre più spesso, viene chiesto il parere del Neuropsichiatra infantile dai Tribunali, dai Servizi di sicurezza e dai Medici e Pediatri. Teniamo presente che stiamo parlando di radicalizzazione violenta, non di soggetti deliranti le cui illusioni sono colorate da un sostegno ideologico”. Nelle situazioni che incontriamo, c’è un’adesione all’ideologia, legata a un gran numero di fattori. La risposta è: “Fino a una decina di anni fa, era comune sentire ipotesi causali sull’insicurezza sociale che spiegavano il passaggio alla radicalizzazione violenta. Oggi sappiamo che i fattori causali sono molteplici, interconnessi e quindi necessariamente più complessi”. Esiste un polimorfismo di odii. Ciò è tanto più vero se si considera che l’ideologia tende a evolversi nel corso degli incontri. Ad esempio, giovani senza un background culturale o religioso legato all’Islam possono convertirsi e poi, dopo qualche anno, adottare un discorso maschilista che si tinge di razzismo, fino a commettere effettivamente un atto razzista, sulla base del quale saranno arrestati. Un’altra domanda ci poniamo: “Esiste un profilo tipico di un giovane radicalizzato? Corduan risponde che “é difficile definire un profilo clinico, tenendo conto che entrano in gioco diversi pregiudizi, a seconda che ci si trovi a monte o a valle di un atto, e anche a seconda della posizione di chi interviene. Come neuropsichiatra infantile, la mia sensibilità mi porta a interessarmi alle problematiche dello sviluppo e del percorso di vita degli adolescenti. La mia prospettiva sarà quindi diversa da quella dei miei colleghi che lavorano nella detenzione; da qui nascono le differenze di percezione e di discorso. Tuttavia, i profili tracciati dei giovani radicalizzati mostrano che l’odio, la violenza e la morte giocano un ruolo centrale nelle loro vite, con una storia di psicotraumi e di violenze in famiglia. In questi ultimi mesi, con preoccupazione, noi pediatri stiamo assistendo a giovanissimi minorenni che uccidono “sempre più spesso”… anche le proprie madri commettendo il crimine dei crimini…uccidere chi li ha messi al mondo.
