Conclusioni sul Disturbo Ossessivo Cognitivo (DOC) nei bambini  e adolescenti

seconda parte

Caratteristiche generali del Disturbo Ossessivo Compulsivo nei bambini. 

Anche se queste due manifestazioni tipiche sono lungi dall’esemplificare tutte le svariate sfumature fenotipiche che la sintomatologia ossessiva può assumere, gli elementi comunemente presenti sono: 1) ossessioni mentali intrusive e ricorrenti; 2)  reazioni di ansia, disgusto, paura e disagio, 3) la messa in atto di comportamenti preventivi o reattivi che mirano a non innescare o sedare il disagio esperito. Attenzione perché talvolta, soprattutto in età infantile, il contenuto dei pensieri ossessivi non è così chiaro. Questo può accadere perché il giovane paziente non è ancora capace di identificare chiaramente le idee sottostanti a certi comportamenti. Oppure, talvolta, i bambini riferiscono un generico “bisogno di fare le cose in un certo modo per evitare di stare male”. Questa situazione è spesso evidente quando il disagio vissuto dal paziente ha sfumature emozionali diverse dalla classica ansia. Esistono infatti casi in cui rituali di pulizia mirano ad annullare sensazioni di repulsione o disgusto piuttosto che la paura di ammalarsi (“Gli oggetti toccati dagli altri mi fanno schifo”, “I miei compagni di classe sono sporchi”). Così come casi in cui le compulsioni di allineamento, ordine, simmetria sono volte a sentirsi “a posto” ed eliminare sensazioni di disagio, inquietudine e “inesattezza”. Ad esempio: “Se i libri non sono tutti allineati nella libreria c’è qualcosa che non va”, “Per sentimi a posto devo accendere e spegnere la luce due volte”.

Ma noi come possiamo aiutare i bambini ed i ragazzi con il DOC. Nel caso in cui ci si accorga che i sintomi sono frequenti, pervasivi, fonte di disagio o limitanti per il soggetto, il passo successivo è parlarne con un esperto psicologo, psicoterapeuta oppure con un NPI. Il primo fondamentale compito del professionista é quello di accogliere i genitori e creare una relazione di dialogo e fiducia con il minore. Per poi andare ad effettuare una valutazione psicodiagnostica per verificare l’effettiva esistenza ed entità dei sintomi ossessivo-compulsivi. La fase della restituzione della diagnosi servirà per confermare i sospetti, illustrare alla famiglia come trattare il disturbo e fornire indicazioni realistiche sulla diffusione del DOC in età evolutiva e sulla possibilità di cura. Questo è anche il primo momento per rassicurare tutti i componenti del nucleo familiare su eventuali timori eccessivi o vissuti di colpa verso il problema. “Dove abbiamo sbagliato?”, “Forse nostro figlio è troppo fragile”, ecc. Contemporaneamente serve sfatare falsi miti o credenze distorte sul disturbo e sulla cura (“Sono solo fissazioni”, “Basta la volontà per superarle”, “Sono tutti vizi”). Ragazzo e familiari devono invece comprendere che alla base del meccanismo del DOC esiste una difficoltà reale nel gestire ansia e disagio. E’ quindi assolutamente naturale che i tentativi messi in atto, finora autonomamente, per cercare di interrompere certi “rituali” siano falliti. Al bambino deve inoltre essere normalizzato il disagio che prova in associazione alle ossessioni ed è utile che inizi a vedere il DOC come un avversario contro cui “combattere”, arduo da sfidare ma non invincibile. L’obiettivo ideale infatti è che terapeuta e familiari siano percepiti come alleati nella sfida del trattamento e non come giudici. Ma quale può essere il Trattamento più efficace? Ad oggi é la psicoterapia cognitivo-comportamentale  il tipo di trattamento psicoterapico con evidenze scientifiche di efficacia maggiori sia per il DOC in età adulta che in età evolutiva (Turner et al., 2018; McGuire et al., 2015). L’ Autrice, che ringraziamo cordialmente, è la Prof.ssa Claudia Carraresi, Docente c/o IPSICO (Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva), Istituto di Firenze con sedi operative in tutta la Toscana. Complimenti per le indicazioni ricevute, valide ancora oggi.

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