Notiziario. L’aggiornamento sulle vaccinazioni è merito della bravissima giornalista scientifica Elena Riboldi che ha scritto questo articolo su UNIVADIS del 19.5.2025. Certo è che proporre a un paziente una sola iniezione anziché due, con lo stesso benefico effetto, potrebbe accrescere l’accettazione delle vaccinazioni contro Influenza e COVID-19 da parte di soggetti di qualunque età con patologie croniche o con problemi immunitari: per avere questo vantaggio si sta lavorando alacremente allo sviluppo di vaccini multivalenti. I risultati non tarderanno ad arrivare, come testimonia uno Studio in fase 3, appena pubblicato (esattamente il 7 maggio scorso) su JAMA: testato su soggetti over 50, il vaccino mRNA-1083 ha indotto una risposta immune paragonabile a quella che si ottiene immunizzando contemporaneamente con il vaccino contro l’influenza stagionale e contro il COVID-19. Il nuovo vaccino è stato ben tollerato e il suo profilo di sicurezza è risultato accettabile.
Il prossimo autunno saranno dunque raccomandati due vaccini in una sola somministrazione. Infatti preoccupa un Report del Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che rivela come in Italia, tra settembre e dicembre 2024, si è vaccinato contro il COVID-19 soltanto il 4,1% delle persone di 70-79 anni e il 5,8% di quelle over 80. I dati del Ministero della Salute mostrano che, nel 2023-2024, solo 1 over 65 anni su 2 (53,3%) si è immunizzato contro l’influenza stagionale (ed è improbabile che nel 2024-2025 la percentuale risulti molto diversa). Perciò la co-somministrazione dei vaccini può essere un modo per migliorare i tassi di adesione alle vaccinazioni raccomandate dal Ministero della Sanità, ma è intuitivo che somministrare un unico prodotto vaccinale sarebbe maggiormente desiderabile, sia da parte dei pazienti (che non amano le iniezioni) sia perché la gestione da parte dei Centri vaccinali sarebbe facilitato. In dettaglio, il vaccino mRNA-1083, sviluppato da Moderna, risulta essere un vaccino combinato contro il virus influenzale il cui bersaglio è l’emoagglutinina (mRNA-1010) e sia un vaccino di seconda generazione contro SARS-CoV-2 basato su due epitopi, NTD e RBD, che sono le parti più importanti dell’antigene, capaci di evocare la risposta immunitaria. Comunque sia il vaccino mRNA-1010 che il vaccino mRNA-1283, ancora sperimentali, singolarmente, si sono mostrati sicuri ed efficaci. Il Trial clinico (uno studio sull’uomo), condotto negli USA e sponsorizzato da Moderna, ha arruolato 8.015 soggetti over 50 (4.017 ≥ 65 anni, 3.998 50-64 anni), randomizzati (presi a caso) per ricevere il vaccino mRNA-1083 e un placebo oppure un vaccino quadrivalente contro l’influenza (dose standard [Fluarix, GlaxoSmithKline] per la fascia 50-64 anni e dose elevata [Fluzone, Sanofi Pasteur] per i partecipanti ≥ 65 anni) insieme con il vaccino anti-COVID-19 mRNA-1273 (Moderna).
Efficacia e sicurezza. Le risposte sono state valutate in cieco ed al 29simo giorno: la risposta anticorpale nei pazienti vaccinati con il vaccino sperimentale non è stata inferiore a quella misurata nei pazienti che hanno ricevuto i vaccini comparatori. In entrambe le fasce di età poi, le risposte immuni (sieroconversione/sierorisposta) contro SARS-CoV-2 indotte dal vaccino sperimentale sono state superiori a quelle indotte dal vaccino comparatore. (A) Nella fascia 50-64 anni, le risposte immuni stimolate da mRNA-1083 sono state superiori a quelle stimolate dal vaccino comparatore contro 4 ceppi di virus influenzale (A/H1N1, A/H3N2, B/Victoria, B/Yamagata); (B) nella fascia ≥ 65 anni, la superiorità è stata evidente per 3 dei 4 ceppi (A/H1N1, A/H3N2, B/Victoria). Da precisare che “sebbene sia stata valutata l’immunogenicità contro B/Yamagata (come componente del vaccino somministrato nell’emisfero settentrionale 2023-2024), questo ceppo non è stato più raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per essere incluso nel vaccino 2024-2025 in seguito alla sua scomparsa totale durante la pandemia di COVID-19”, precisano gli Autori dello studio. Infine, la frequenza delle reazioni avverse è stata maggiore nel gruppo assegnato al vaccino mRNA-1.083, ma la maggior parte delle reazioni sono state di grado 1 o 2 e di breve durata, come i precedenti vaccini. Con follow-up (controlli) a distanza di 3-4 mesi (cioè a distanza di circa 110 giorni) non sono emersi problemi di sicurezza né problemi cardio-circolatori o respiratori, pur trattandosi di soggetti in età avanzata.
