prima parte
Pubblichiamo, per conoscenza reciproca e interesse generale, quanto l’Epicentro (ISS) ha rilevato in questi ultimi anni sui campi elettromagnetici in cui siamo Tutti immersi e sulle eventuali conseguenze dalle onde elettromagnetiche emesse dai moderni dispositivi che ormai sono usati anche dai bambini in tenerissima età. E’ il caso di dire che questo è un campo tutto da scoprire seguendo la sua evoluzione, anche se i numerosi studi in questa direzione non hanno accertato la causa dei danni segnalati e le conseguenze di ordine sanitario di cui molti ricercatori sono convinti, perché gli esseri umani ormai sono circondati e aggrediti da numerose fonti di questo tipo (a partire dagli apparecchi TV, PC, Tablet, videogiochi, lavastoviglie, forni a microonde e altri elettrodomestici) che sprigionano onde elettromagnetiche da cui dobbiamo difenderci. Un esempio banale è il telefonino tenuto vicino all’orecchio con telefonate lunghissime, troppo… Perciò attenzione: usare sistemi di comunicazione alternativi oppure adoperare con parsimonia detti dispositivi. Ed invece ormai l’uso dei cellulari ora è diventato “abuso”. Ancora c’è molto da imparare e da capire sulle fonti di tali onde e sui danni che possono provocare, per cui vorremmo che i nostri lettori e i nostri soci leggessero con attenzione questo Documento dell’Istituto Superiore di Sanità che presentiamo perché molto istruttivo e di grande importanza per la nostra salute e quella dei nostri bambini da preservare con qualche accorgimento o precauzione in più.
Informazioni generali da ISS
Gli strumenti elettrici, industriali e domestici producono sia campi elettrici che campi magnetici. I primi aumentano di intensità con l’aumentare del voltaggio stesso e vengono misurati in volt per metro (V/m). I campi magnetici dipendono invece dal flusso di corrente e sono misurati in unità di Gauss o di Tesla (T). Gli strumenti elettrici, quando sono in funzione, producono campi elettromagnetici determinati dal flusso e dall’intensità della corrente utilizzata. Mentre i campi elettrici sono spesso presenti anche quando gli strumenti sono spenti se rimangono comunque connessi alla rete elettrica, perché si verifichi un campo magnetico è necessario che lo strumento venga acceso, e cioè che ci sia un vero e proprio passaggio di corrente.
Negli ultimi 30/40 anni, una serie di studi sono stati fatti sulla possibilità che l’esposizione ai campi magnetici, che hanno una capacità di penetrazione nei tessuti biologici, arrechi danni alla salute.
Tutti i corpi, terra compresa, emettono onde elettromagnetiche e quindi esiste nell’ambiente una radiazione elettromagnetica di fondo. L’evoluzione tecnologica ha però portato poi alla produzione di campi elettromagnetici da sorgenti artificiali.
Le onde elettromagnetiche consistono in piccolissimi pacchetti di energia chiamati fotoni, caratterizzate da una lunghezza d’onda, da una frequenza e da energia. L’energia è direttamente proporzionale alla frequenza: più alta è la frequenza, maggiore è la quantità di energia di ogni fotone. La frequenza di un’onda elettromagnetica è il numero di oscillazioni che passano per un determinato punto nell’unità di tempo, misurata in cicli al secondo o hertz. I multipli comunemente usati per descrivere i campi a radiofrequenza (RF) comprendono il chilohertz (kHz – mille cicli al secondo), il megahertz (MHz – un milione di cicli al secondo) e il gigahertz (GHz – un miliardo di cicli al secondo.) Più alta la frequenza, più corta è la lunghezza d’onda.
Le radiazioni non ionizzanti (NIR) appartengono a quella parte dello spettro elettromagnetico in cui l’energia fotonica è troppo bassa per rompere i legami atomici e comprendono la radiazione ultravioletta (UV), la luce visibile, la radiazione infrarossa, i campi a radiofrequenze e microonde, i campi a frequenza estremamente bassa (ELF) ed i campi elettrici e magnetici statici.
In particolare, soprattutto con riferimento ai possibili effetti biologici e quindi agli studi effettuati, si distinguono i campi a radiofrequenza vengono distinti in tre categorie: (1) a frequenza estremamente bassa (50-60 Hz; (2) quelli associati agli elettrodotti), ad alta frequenza (generalmente sui 300 MHz) e (3) campi a radiofrequenza emessi dai sistemi di telefonia mobile (da poco meno di 1 GHz e oltre)…segue seconda parte
