Attenti al crescente Disagio dei nostri adolescenti 

seconda parte

Per valutare la portata di questo subdolo rischio è stato necessario entrare nelle Scuole per far parlare ragazzi, genitori e docenti. E’ stato grave avere scoperto, nel campione selezionato, che il 71% degli studenti intervistati ha detto di provare un disagio, mentre solo il 31% dei genitori si é accorto dei problemi del proprio figlio. Il 100% dei docenti denuncia questa situazione tra gli studenti, addirittura più di quanto non raccontino loro stessi. Il 27,6% degli studenti incolpa la sfera familiare, ma quasi a pari merito con la scuola. Per i genitori, invece, la causa è da attribuire principalmente all’ambiente scolastico (39%). I docenti dicono che è dovuto nel 37% alla sfera familiare e poco (12%) alla scuola. Notiamo, con apprensione,  che ogni adulto tende a gettare la colpa di ciò che avviene sull’altro.
Nella ricerca svolta sono state prese in analisi alcune situazioni e disturbi più comuni tra i giovani, cioè l’uso di sostanze stupefacenti, i disturbi alimentari, del sonno e il bullismo. Il 54% degli studenti ha raccontato che loro, o i loro compagni, hanno fatto uso di droghe, il 15% dei genitori ne ha riportato l’uso da parte dei propri figli o dei compagni di quest’ultimi. Dal punto di vista dei docenti il dato sale al 19%. Per quanto riguarda i disturbi alimentari, il 38% dei ragazzi racconta di averne o averne avuti, il 13% dei genitori è consapevole di un disturbo alimentare dei figli, il 33% dei docenti riporta problemi di questo genere tra i propri allievi. I disturbi del sonno sono diffusi tra il 63% degli studenti. Il 38% dei ragazzi ha riportato esperienze di bullismo subite personalmente o dai compagni. Di questo problema è consapevole il 17% dei genitori, ma solo il 4% dei docenti. Emerge quindi chiaramente una diversa percezione della realtà e una difficoltà reale nell’acquisire una maggiore consapevolezza da parte del “mondo degli adulti”.
È quindi fondamentale incrementare l’ascolto dei nostri ragazzi, essere maggiormente empatici con il loro mondo nel senso che è necessario essere capaci di mettersi nelle vesti degli intervistati per valutare ed accettare pensieri ed emozioni per comprendere la parte più oscura del mondo giovanile; solo così potremmo davvero tendere una mano, guidarli e accompagnarli in questo delicato passaggio all’età adulta conclude il Prof. Sergio De Filippis, Docente di Psichiatria delle Dipendenze all’Università di Roma La Sapienza e  Consulente scientifico del Progetto Scuole “Mi vedete?” che va diffuso ancora di più, attraverso gruppi di studio dislocati nelle varie province italiane. Ma vediamo ora cosa consiglia la SIP (Soc. It. di pediatria) tramite la sua portavoce, Prof.ssa Luciana Indinnimeo anch’essa convinta, come noi, che si devono affrontare i sempre più frequenti disturbi del comportamento a partire dai disturbi dell’alimentazione, in primis dall’anoressia perché è evidente il crescente disagio psicologico in epoca adolescenziale. La Prof.ssa Indinnimeo Luciana così ha scritto nell’Editoriale della rivista SIP  vol.n. 25.2 del 2024:” Il disagio psicologico in adolescenza è una condizione da non sottovalutare; tra le cause ormai vi é anche la dipendenza dai social, subdola e molto diffusa anche in Italia, cosiddetta dipendenza digitale da social, che può provocare uno stato confusionale che può interferire con l’attività del cervello, che per funzionare deve compiere delle scelte, ha bisogno di capire e lo fa sempre sulla base di quello che conosce, su riferimenti noti, già sperimentati in passato. In  altre parole  la vita virtuale in questi casi tende a sostituire la vita reale consentendo l’insorgenza di un disagio definito emozionale. In Italia la dipendenza dai Social tra gli adolescenti è oggi sempre più frequente e allarmante; perciò non può essere trascurata la persistenza di un fenomeno ancora molto sottovalutato. Se fossero di fronte alla continua frequentazione di sessioni social da parte dei figli, i genitori dovrebbero  avvisare subito il pediatra, in prima battuta, qualora notassero almeno il cambiamento dell’umore. In questa stessa fase la Collega Indinnimeo consiglia – per impedire che al disagio possano eventualmente associarsi altri elementi scatenanti disturbi psicologici più complessi e invalidanti – di intervenire in maniera tempestiva ed efficace con approcci polidisciplinari  che devono essere favoriti da una adeguata integrazione (la famosa messa in rete) tra ospedali e servizi territoriali collaudati come i Consultori familiari e le Associazioni  a.p.s. in aiuto alle famiglie: perciò da reintegrare nei loro obiettivi e con risorse finanziarie adeguate a sostegno dei Progetti ad ampio respiro, previsti nelle Scuole, come  quello intitolato “Mi vedete?” coordinato dal Prof. Sergio De Filippis, prima citato. 

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