L’importanza nella musica, come terapia in grado di recuperare le facoltà neuro-psichiche dei bambini  

Alcuni anni fa la Prof.ssa Jessica Caruso, Terapista della Neuropsicomotricità dell’età evolutiva, con grande esperienza soprattutto nella cura dei bambini affetti da ADHD o con disturbi dello spettro autistico propose la realizzazione di un Progetto “Io s(u)ono con te: musica e relazione”  fondato sulla constatazione che la produzione e la percezione musicale rappresentano una funzione peculiare del cervello umano, in quanto la musica non è solo un’attività artistica, avendo in sé, un enorme valore comunicativo, oltre che terapeutico. La Caruso citava alcuni studi condotti dalla Dott.ssa Luisa Lopez, secondo cui, semplicemente ascoltando musica, è possibile ottenere un’attivazione delle aree uditive, visive, tattili e motorie, e delle aree del piacere. Inoltre, altre ricerche condotte nell’ultimo decennio rivelano una sovrapposizione significativamente importante tra le aree implicate nell’elaborazione musicale e quelle interessate all’elaborazione linguistica, in quanto come é il linguaggio “espressione e materia”, intesa come vibrazione e concretezza sonora, così anche la musica si costituisce di suoni (Maule, 2016). La risposta ai suoni musicali della corteccia uditiva è simile allo stimolo sonoro e linguistico in quanto il cervello si attiva e risponde in maniera del tutto simile sia nella comprensione degli aspetti simbolico-linguistici che nella lettura di una partitura musicale. Anche l’Area di Broca (regione di corteccia cerebrale cha ha un ruolo chiave nella produzione e comprensione del linguaggio) è coinvolta attivandosi in modo simile  sia durante l’attività linguistica motoria e sia quando un musicista esegue o ascolta musica ritmica a lui familiare (Flaugnacco, 2016). Ulteriori ricerche scientifiche hanno dimostrato che alcuni dei meccanismi neuronali alla base della pratica musicale, subiscono  – se è impartito un addestramento specifico fin dalla tenera età – delle modificazioni con un aumento delle capacità cognitive, uditive e motorie. Questo processo è possibile perché il cervello umano è dotato della capacità di modellarsi secondo gli stimoli a cui è sottoposto denominata “plasticità neuronale”, in grado di creare nuove configurazioni o modificazioni di connessioni sinaptiche preesistenti. 

Appare dunque evidente il valore terapeutico della musica, che ha in sé la forza della multimodalità in grado di stimolare simultaneamente i sistemi uditivi, visivi, sensitivi, motori e limbici, assicurando un’integrazione unica nel suo genere; motivo per cui le tecniche musicoterapiche rientrano all’interno delle pratiche riabilitative. Esse rappresentano infatti quell’insieme di interventi essenzialmente non verbali che utilizzano mediatori “artistici” allo scopo di favorire ed ampliare le modalità comunicative ed espressive dei soggetti. Tali interventi, in ambito preventivo o curativo, non hanno solo il fine di facilitare una libera espressione, ma cercano soprattutto di sviluppare ed ampliare le potenzialità comunicative e le possibilità relazionali dell’individuo, sviluppando la consapevolezza del proprio sé. Ed allora  il Termine “musicoterapia” si basa su due elementi, la musica e la terapia, e sulla relazione esistente tra essi. In letteratura vengono descritte due possibilità di rapporto tra musica e terapia: (1) Musica IN terapia: il ruolo della musica  facilita il lavoro terapeutico specifico con il soggetto, ricorrendo alle potenzialità della musica come ausilio.(2) Musica COME terapia: il ruolo della musica è centrale all’interno del lavoro terapeutico in quanto la relazione stessa tra l’individuo ed il terapeuta si fonda in modo significativo ed imprescindibile sull’esperienza musicale. Presupposto di fondo della musicoterapia è il linguaggio corporeo-sonoro-musicale considerato un valido strumento espressivo e comunicativo, utilizzabile in alternativa, o in associazione, al linguaggio verbale. La cultura occidentale è per sua natura prevalentemente fondata sull’uso della comunicazione verbale, al punto da lasciare poco spazio alla comunicazione non verbale, che invece é molto importante.Ecco perché  la musica si arricchisce di un grande valore comunicativo e di un caratterizzante significato terapeutico. Dunque, la MUSICOTERAPIA è quell’attività che, sviluppando una relazione tra musicoterapista e bambino – attraverso l’utilizzo della comunicazione corporeo-sonoro-musicale e la conseguente apertura di nuovi canali di comunicazione – favorisce l’espressione, l’integrazione e l’acquisizione di nuove modalità di relazione e comunicazione con se stesso, con il proprio nucleo familiare e con il mondo esterno, al fine di migliorarne la qualità di vita (Casiglio, 2016). Recentemente, nel libro “Crescere in sicurezza e in salute” diffuso dalla SIMEUP (Soc. It. Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica), scritto da  Andrea Lucca e Gabriele Buiano, viene sottolineata l’importanza di nuove ricerche hanno evidenziato la possibilità di recupero di facoltà neuro-psichiche grazie alla creazione di alcuni metodi musicali che, attraverso i loro percorsi consentano applicazioni molto valide come il recupero di ritardi in  genere come  difficoltà di linguaggio, disturbi della comunicazione e del comportamento, lesioni da trauma cranico, somatizzazione dei conflitti emotivi, tecniche pre-partum. Ad esempio nel campo della Neonatologia, è stata realizzata e applicata una procedura che integra il ritmo della frequenza cardiaca della mamma, la voce dei genitori e musiche  etniche di appartenenza in modo da creare un ascolto personalizzato, una raccolta di suoni emozionale “armonizzante” e quindi rilassante.

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